Editoriale: quell\'abbraccio di Eto\'o a Nagatomo

2011-03-12 17:03:08
Pubblicato il 12 marzo 2011 alle 17:03:08
Categoria: Calciomercato
Autore: Redazione Datasport.it

Tratto dal blog di Mister X

 

Ha ragione Leonardo. C'è tutto il tempo che vogliamo per parlare di calcio e di scudetto, di Bayern e di Champions, del pareggio di Brescia e dell'inseguimento al Milan. Perché, oggi, c'è altro di molto più importante cui pensare e il resto passa in secondo piano.

Ogni minuto che passa ci riversa addosso i numeri sconvolgenti dell'apocalisse giapponese, le storie di terrore e di morte che lo tsunami ha seminato in un Paese bellissimo e fiero, abituato sì a convivere con i terremoti, ma ora in ginocchio di fronte all'inimmaginabile furia della natura. Per questo, portiamo nel cuore l'abbraccio di Eto'o a Nagatomo dopo avere segnato e la dedica al compagno di squadra e al suo popolo.

In quei gesti del grande campione africano, per noi che amiamo lo sport c'è tutta la nostra solidarietà per il Giappone, c'è tutto il nostro affetto, la nostra simpatia per la tremenda prova alla quale i connazionali di Nagatomo e la famiglia di Nagatomo sono sottoposti da ieri, l'11 marzo 2011 che nessuno dimenticherà mai. Come l'11 settembre 2001, il giorno delle Torri Gemelle. Come l'11 marzo 2004, il giorno dell'attacco terroristico di Al Qaeda che fece saltare in aria quattro treni di pendolari diretti a Madrid. Come 11 risulta essere la somma dei numeri della data indicata dalla profezia Maya per la fine del mondo: 20/12/2012. Gli studiosi di numerologia sostengono che l'11 sia un numero portatore di caos e sottolineano come il 2011 sia l'anno delle rivolte nel Nordafrica, avvertono che l'11/11/2011 sarà l'apertura di una porta verso una nuova era. Tutto può essere.

Ma oggi ci interessa esprimere alla gente del Giappone quanto siamo rimasti colpiti e quanto siamo partecipi a questa immane tragedia. Il professor Giampaolo Cavinato, ricercatore dell'Istituto di Geologia Ambientale e geoingegneria del Cnr di Roma non ha dubbi: "Se avessimo avuto un terremoto della stessa magnitudo di quello del Giappone, l'Italia sarebbe stata al suolo, con intere città distrutte e scenari apocalittici". Non so se anche voi abbiate seguito in tv l'immagine del primo ministro Naoto Kan, quando è arrivata la prima scossa. Era in Parlamento. E' rimasto praticamente impassibile, mantenendo un contegno ammirevole, come si addice a chi appartiene ad un popolo educato ad essere più forte di tutto. Anche del terrore che può seminare un sisma 30 mila volte più forte di quello dell'Aquila. Naoto Kan non ha lasciato l'aula sino a che la scossa non è finita. Caro Nagatomo, caro Kan, cari fratelli giapponesi, il nostro cuore è con voi.

di Xavier Jacobelli
direttore www.quotidiano.net
http://club.quotidiano.net/blog/mister_x