Editoriale: Balotelli al Milan, Mourinho all\'Inter

2011-01-21 18:35:14
Pubblicato il 21 gennaio 2011 alle 18:35:14
Categoria: Calciomercato
Autore: Redazione Datasport.it

 

di Xavier Jacobelli, direttore www.quotidiano.net.

Il mercato è bello perchè è vario. E passi. Sul mercato nulla è più certo di ciò che è apparentemente incerto. E ripassi. Ma, a leggere alcune cronache di queste ore, si ha l'impressione che questo calcio sia troppo nevrotico per riuscire a vivere il presente e abbia sempre bisogno di buttarsi a casaccio nel futuro. Balotelli al Milan e Mourinho che torna all'Inter sono i due tormentoni della sessione invernale 2011: peccato che nè l'uno nè l'altro scenario, da oggi al 31 gennaio, quando chiuderanno le contrattazioni, abbia la benchè minima possibilità di avversarsi. Eppure.

Eppure, il sistema mediatico centrifuga le notizie, le alimenta con indiscrezioni e congetture, le rilancia in Rete e il gioco è fatto. Così, poco importa se Balotelli, operato il 9 settembre scorso a Pavia, poi fermo per due mesi, poi squalificato per tre giornate dopo il debutto in Premier, poi di nuovo ko il 28 dicembre non appena segna tre gol all'Aston Villa, deve volare addirittura nel Vermont, Stati Uniti, da Bill Knowles. Lo specialista è il più famoso mago delle ginocchia che ha già guarito Tiger Woods: ma l'importante è continuare a dire che Balotelli è del Milan, va al Milan, è già del Milan.

Così, il primo a scocciarsi è Ibrahimovic che, oggi a Milanello, sbotta: "Non abbiamo bisogno di lui". Amen. Poi c'è Mourinho. E' così amico di Leonardo che Leonardo s'insedia alla Pinetina tributandogli un caloroso omaggio. Ma in Spagna non lo sanno e basta che s'incrini il rapporto con Valdano per sentenziare: Mou torna all'Inter e Leonardo gli cede la panchina per diventare dirigente. Nel frattempo, il successore di Benitez guida la squadra in 5 partite (4 di campionato e 1 di Coppa Italia) nell'arco di tredici giorni vincendole tutte e cinque. Ma tutto questo, ai troppi che sparlano di mercato, non interessa. Sino alla prossima bufala.


di Xavier Jacobelli

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