Danilo Petrucci, Dakar come metafora della vita

Pubblicato il 21 gennaio 2022 alle 16:00
Categoria: Dakar
Autore: Matteo Pifferi

Nello sport, specialmente nei motori, ciò che conta alla fine è il risultato. L'arrivare davanti ad un avversario, per questione di centesimi o millesimi. La Dakar, invece, è un mondo a parte. Una classica che inaugura il 2022 e che quest'anno ha visto come protagonista assoluto, tra gli italiani, Danilo Petrucci.

Il centauro di Terni, a 31 anni, ha vissuto la sua prima Dakar andando meglio di quanto lui stesso si aspettava alla vigilia. "Non pensavo di andare così bene. Ero determinato a dare il massimo, ma non posso nascondere che ho scelto di partecipare per realizzare un sogno di quando ero bambino e, soprattutto, come una sorta di tributo alla moto e al motociclismo, che mi hanno dato così tanto. La moto, anzi le moto, per me sono vita e vitalità", ha spiegato in un'intervista rilasciata a Mowmag. Petrucci, nato nell'ottobre del 1990, inizia a gareggiare sin da piccolo ma l'occasione vera - MotoGP - arriva solamente nel 2012. In maniera atipica, senza passare per Moto3 e Moto2 come fa la maggior parte degli altri piloti. Petrucci si è rimboccato le maniche e, grazie ai risultati, ha ottenuto la chiamata della CRT IodaRacing, ottenendo anche un ottavo posto come miglior risultato. Nel 2014, il passaggio alla ART prima del classico salto di qualità: a 25 anni arriva la Ducati Pramac che lo sceglie al posto di Iannone, approdato nel Team Ufficiale della Rossa. Quattro anni ad alto livello - per due volte chiude ottavo nella classifica generale - gli permettono di arrivare nel Team ufficiale Ducati. Ci resterà due anni, 2019 e 2020, con due vittorie totali. Nel 2021, approda in KTM con la Tech3 ma non scocca la scintilla e, al termine della stagione, Petrux sceglie di lasciare la MotoGP. Una decisione di cuore, di una persona coraggiosa, impulsiva ma con tanta passione per le due ruote.
La controprova arriva pochi mesi dopo perché il ternano sceglie di partecipare alla Dakar. Un altro mondo rispetto alle due ruote in pista, una corsa leggendaria dove l'esperienza e l'affidabilità del mezzo rappresentano i fattori decisivi. Nonostante i continui problemi alla sua KTM, Petrucci confeziona una Dakar clamorosa, eccezion fatta per la seconda tappa che gli ha precluso la possibilità di lottare per la classifica generale. Nelle altre tappe, Danilo si posiziona sempre tra i primissimi, con la perla della vittoria nella quinta tappa, grazie ad una penalità comminata post-gara a Price. Petrucci, nel corso delle dodici tappe, ha commesso sì errori ma ha guidato, tra le dune, con tanto cuore e, tramite i social, ha mostrato agli appassionati il lato più umano di chi si siede in sella ad una moto per vivere l'emozione della velocità. E il video in cui si ferma - durante la gara! - per giocare con alcuni bambini, facendo loro provare il manico della sua KTM, vale più di mille parole.

Le sensazioni vissute durante le due settimane di gara segnano, per sempre, l'esistenza di chi sceglie di mettersi in gioco - notevoli miglioramenti sotto il punto di vista dell'organizzazione sebbene rimanga una corsa a tratti ingestibile - per vincere una scommessa con se stessi. Petrucci l'ha vinta, così come tutti gli altri giunti al traguardo quest'anno e negli anni scorsi. Da Giovanni Gritti (45° e primo degli italiani) e Franco Picco (la sua prima Dakar l'ha corsa nel 1985!) fino all'ultimo in graduatoria, Leonardo Tonelli, anche lui all'esordio assoluto ad appena 24 anni di età. Una corsa democratica, che non fa distinzioni ma che unisce tutti coloro i quali hanno la passione del correre in due o quattro ruote. Uno sport che vale come metafora della vita.

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