Cultura dello sport: l'uomo a contatto con l'acqua

2013-03-07 12:40:21
Pubblicato il 7 marzo 2013 alle 12:40:21
Categoria: Notizie di attualità
Autore: Redazione Datasport.it

Per fare sport bisogna anzitutto conoscere le dinamiche che sottostanno alle pratiche sportive più elementari. In questa nuova rubrica, il Professor Giuseppe Righini (Docente Sit/Fin), analizza il rapporto tra gli schemi motori di base e quelli che derivano dal contatto con l'acqua, elemento naturale col quale l'uomo, molto spesso, si confronta.  

In una società dove la richiesta di evasione, divertimento (parchi acquatici, sport estremi nuovi sport etc) prendono il sopravvento sullo sport codificato (nuoto, pallanuoto, tuffi, nuoto  sincronizzato, nuoto per salvamento, pallanuoto) si rende necessario adattare velocemente quelli che sono gli schemi motori tradizionali a nuovi schemi motori di tipo acquatico.

Ovviamente in natura sono di tipo arcaico, materno (placenta), ma l’acqua fa sempre paura, crea timore, tensione (il fuoco lo spegni con l’acqua); l’acqua non la fermi (tzunami) ecco allora la necessità di creare un protocollo di lavoro efficiente ed efficace sia a livello di prestazioni per gli atleti sia per  coloro che partecipano a manifestazioni sportive cosi dette “amatoriali” (Master, Triathlon, etc ) che vedono sempre più iscritti in una fascia d’età “adulta (tra i 30 e 55 anni e oltre).

Il bisogno d’evasione secondo gli psicologi dell’era moderna si rende necessario dato l’elevato livello di cortisolo prodotto dallo stress della vita moderna (frenesia). La necessità di sopravvivere durante la crociera (pensiamo alla costa concordia) mette in atto una serie di necessità /difese che normalmente ci disorientano (abitudini della vita quotidiana scandita da orari, scenari immaginari controllati etc).

Ecco allora che saper gestire l’ansia in acqua diventa una sorta di sopravvivenza; pensiamo al riflesso di detersione del volto, al riflesso di raddrizzamento del corpo come attività necessarie alla respirazione, al controllo dello spazio, la sensibilità tattile etc. Le nuove generazioni necessitano di nuovi adattamenti considerando che il globo terrestre è perlopiù ricoperto da acqua. Con l’avvento di nuovi impianti, con temperature favorevoli è possibile da un decennio avvicinare bambini della prima infanzia (0/3 anni) al mondo acquatico, per la creazione di un'alfabetizzazione motoria in acqua.

Nonostante gli sforzi siamo ancora molto lontani da una "cultura dell’acqua" che ci appartenga. I progetti della FIN, le collaborazioni con le scuole, le Scuole nuoto permettono di modulare questo lento processo di alfabetizzazione acquatica verso il successo formativo di una popolazione sempre più obesa e con patologie alimentari e psicologiche per mancanza di movimento corporeo. La prevenzione dei rischi, le morti per annegamento necessitano di sistemi di prevenzione di altissimo livello di formazione, informazione e competenza soprattutto nei confronti di bambini e genitori.

Sensibilizzare su questi temi “scottanti” diventa pertanto il fulcro sulla quale basare il lavoro dei FIRST RESPONDER (i primi soccorritori) Assistenti Bagnanti, Protezione civile, Guardia Costiera tec.