Crisi Inter: tutti gli errori di Mancini

2016-02-01 10:35:09
Pubblicato il 1 febbraio 2016 alle 10:35:09
Categoria: Serie A
Autore: Redazione Datasport.it

"Sì, l'Inter è matura per lo scudetto", parlava così Roberto Mancini in conferenza stampa soltanto due mesi fa, dopo la sconfitta (2-1) subita al San Paolo per mano del Napoli: in quella occasione erano stati in grado di impensierire la squadra di Sarri nel finale nonostante l'inferiorità numerica. I nerazzurri si sono visti sottrarre lo scettro di campioni d'inverno dai partenopei dopo la sconfitta casalinga maturata proprio all'ultima giornata del girone d'andata in casa col Sassuolo.

I primi segnali di crisi si erano avvertiti a fine 2015 quando la Lazio espugnò 2-1 San Siro minando le certezze di una squadra fino a quel momento impeccabile in fase difensiva. Negli ultimi 15 giorni è arrivato il tracollo: il girone di ritorno ha regalato fin qui una sola vittoria ai nerazzurri (l'1-0 sofferto di Empoli). In Tim Cup è arrivata la prestigiosa vittoria di Napoli, subito ridimensionata dal 3-0 subito dalla Juventus in semifinale. Il derby ha fatto il resto: le tre reti incassate dal Milan hanno reso furioso il popolo interista che ha trovato il principale colpevole, Roberto Mancini. Ed è proprio l'allenatore di Jesi, osannato nella prima parte di campionato per la solidità data alla squadra, ad essere finito sul banco degli imputati.

Ecco tutti gli errori commessi dal Mancio che rischiano ora di costare caro all'Inter

1) Il litigio con Sarri

La vittoria nei quarti di finale di Coppa Italia doveva rappresentare la rinascita per l'Inter, reduce dal fortunoso pareggio di Bergamo in campionato, e invece i riflettori sono stati puntati tutti sulla lite a distanza tra Sarri e Mancini. L'allenatore nerazzurro, al termine del match, ha rivelato ai giornalisti tutto il suo disappunto per gli insulti 'omofobe' a lui stesso indirizzati dal rivale. L'attenzione dei media, nella settimana successiva, si è concentrata tutta sull'episodio con tanto di 'Tapiri' e scuse accettate a denti stretti. Se da una parte il Mancio ha ricevuto il sostegno di parte della critica, dall'altra molti colleghi l'hanno bacchettato sostenendo che una volta terminata la gara i dissidi non debbano uscire dal rettangolo di gioco.

2) Nervi troppo tesi
Le continue domande dei giornalisti sull'affaire Sarri hanno minato la serenità di Mancini che si è reso protagonista in negativo nel derby col Milan. L'arbitro D'Amato è stato costretto ad allontanarlo dal campo dopo le proteste reiterate seguite al rigore (dubbio) non concesso ad Eder per l'intervento di Donnarumma. Rientrando negli spogliatoi ha reagito con un gestaccio alle offese ricevute da alcuni tifosi dimostrando di non essere ancora in grado di saper gestire la tensione. Un allenatore navigato, infatti, non dovrebbe mai commettere simili errori soprattutto in momenti così delicati. Al termine del match, a mente fredda, conferma ai cronisti di aver rivolto il 'dito medio' ai fan rossoneri e, non contento, litiga con la giornalista di Mediaset Mikaela Calcagno che lo incalza su Icardi.

3) Gestione scellerata di Icardi
"Un gol così lo avrei segnato anche io a 50 anni". Che tra Mancini e Icardi il rapporto non sia idilliaco si è capito al termine della gara pareggiata 1-1 a San Siro contro il Carpi. Sull'1-0 per i nerazzurri, l'attaccante argentino lanciato a tu per tu con Belec viene recuperato da Romagnoli e perde l'occasione di chiudere l'incontro. Un errore, costato due punti, che l'allenatore nerazzurro non digerisce e lo ammette pubblicamente. Poi è arrivata la panchina per Maurito allo Juventus Stadium nella disfatta in Coppa Italia e l'esclusione dal derby. Inserito nella ripresa l'argentino ha dimostrato di essere in forma guadagnandosi il rigore ma calciandolo sul palo. Icardi, capocannoniere con Toni nella passata stagione, è indiscutibilmente un patrimonio dell'Inter e perderlo sarebbe un grave errore.

4) Scelte discutibili di mercato
Mancini è l'unico allenatore in Italia a ricoprire anche un ruolo di manager all'inglese. Lo jesino, infatti, lavora in prima persona sul mercato chiamando i giocatori per convincerli a vestire la maglia nerazzurra e detta le linee guida alla dirigenza che in molti casi cerca di accontentarlo. Il caso più eclatante è senza ombra di dubbio Kondogbia, pagato quasi 40 milioni in estate e sottratto alla concorrenza del Milan. Presentato in una torrida giornata di giugno alla presenza di molti tifosi come Ronaldo e Ibrahimovic, il 22enne centrocampista francese è riuscito fin qui a collezionare 15 presenze con un solo gol (al Torino). Gli esperti sono convinti che possa e debba crescere ancora ma lo stesso Mancini, anche nel derby, ha dimostrato di contare poco su di lui preferendogli Medel e Brozovic. Kondogbia, è solo la punta dell'iceberg: sono infatti diversi i giocatori voluti dall'allenatore che hanno ampiamente deluso (i vari Perisic, Felipe Melo, Telles, Jovetic, Santon e Montoya) e altri come Shaqiri e Podolski rincorsi e poi abbandonati dopo solo sei mesi. Inoltre appare quanto meno insolita la scelta di continuare a puntare su mezze punte o esterni alti. Attualmente in rosa se ne contano almeno sei: Jovetic, Ljajic, Biabiany, Palacio, Eder e Perisic. Il grande merito del Mancio è sicuramente quello di aver registrato la difesa con gli innesti di Miranda e Murillo, apparsi comunque un po' sotto tono nelle ultime uscite.

5) Formazioni sempre diverse e mancanza di un capitano
Se nella prima parte di stagione ha pagato la scelta di schierare ad ogni partita un undici diverso, in questa fase ha un effetto boomerang su Mancini che non riesce a trovare il bandolo della matassa. Sono diverse le critiche piovute sul tecnico per la formazione scelta nel derby con 4 giocatori d'attacco (Perisic, Ljajic, Jovetic e il neo-acquisto Eder). Ancora una volta relegato in panchina Icardi, il Mancio lascia solo due incontristi come Medel e Brozovic a tutela di una difesa che non riesce nemmeno a reggere l'urto di una squadra come il Milan (di certo non tra le più dinamiche e veloci del campionato). Inoltre è incomprensibile la gestione dei terzini, nessuno titolare inamovibile. Santon, in odore di addio, viene schierato nel derby. Juan Jesus riproposto a sinistra, fatica a tenere a bada Honda. Nagatomo, D'Ambrosio, Telles e Montoya (ormai al Betis) si sono interscambiati troppe volte in stagione minando l'identità della squadra. Mancini ha inoltre modificato il modulo più volte tentando (senza fortuna) anche la difesa a 3 nel match casalingo con la Fiorentina. Nello spogliatoio si fa sentire la mancanza di un vero leader: il capitano Icardi finisce spesso in panchina e ad ogni partita la fascia finisce sul braccio di un giocatore diverso.

6) Feeling incrinato coi tifosi
Mancini doveva essere il condottiero dell'Inter. Una partenza fulminante in campionato, la vetta della classifica e alcune vittorie importanti lo hanno rilanciato agli occhi dei supporter nerazzurri. Tra il 2015 e il 2016 il feeling con i tifosi si è incrinato e il pesante ko del derby ha fatto il resto. Su Twitter, in poche ore, l'hashtag #mancinivattene è entrato nei top trend e il mancato confronto con la Curva Nord al termine della stracittadina (si sono presentati solo i giocatori) potrebbe essere una ferita insanabile.

Mancini ha ancora quasi tutto un girone di ritorno per rimettere a posto i cocci ma dovrà fare in fretta per evitare di finire sul libro nero del presidente Thohir che fin qui lo ha sempre sostenuto, dalla lontana Indonesia.