Ciao Ronie, gioia per gli occhi

2011-02-18 09:51:00
Pubblicato il 18 febbraio 2011 alle 09:51:00
Categoria: Calciomercato
Autore: Redazione Datasport.it

Si ritira un Mito, numero uno. Ronaldo stacca la spina, saluta l’attività agonistica, forse l’aveva salutata da un pezzo, vittima dei problemi fisici e non solo. Ho aspettato qualche giorno prima di scrivere un pensiero. Se oggi Ronaldo (quello al top, quello che li saltava come birilli) fosse sul mercato, non basterebbero cento milioni di euro. Ronaldo è come Maradona, come Messi, come Cristiano Ronaldo: la valutazione è impossibile. Pensi di averci preso, pensi di aver stabilito il prezzo giusto, errore. Perché poi noti che attaccanti da quindici gol in una stagione valgono venti o venticinque. Ronaldo va inserito nel Museo degli Dei del calcio: ce ne saranno una ventina o una trentina, proponete la classifica che preferite, non sono clonabili. Quando il presente si annebbia, e il futuro non esiste, devi aggrapparti ai dvd. E affogare in un mare di (fantastici) ricordi.

Il miglior Ronaldo, quello di Barcellona e quello di casa Inter, era un qualcosa di inenarrabile. Partiva, si smarcava, se li beveva (i difensori), accelerava in velocità, con quella tecnica spaziale inserita nel dna. Il Ronaldo di Barcellona è stato lo stesso che poi, all’Inter, ha scritto pagine irripetibili. Nel fango o sotto le stelle, nella bufera e in un pomeriggio terso: non lo prendevi, non lo tenevi, non lo limitavi, non lo fermavi. I difensori, deputati a stargli vanamente addosso, avrebbero dovuto pagare il prezzo del biglietto. Oppure restituire una parte dello stipendio: quando incrociavano il Fenomeno, sapevano che sarebbe stato già importante non rimediare più di un paio di brutte figure.

Il Ronaldo dei Mondiali, il Ronaldo del gossip, il Ronaldo ingrassato. Ma soprattutto il Fenomeno dei gravi infortuni: quella sera del 2000 a Roma, in casa Lazio, una roba che ti resta impressa nella testa e che non va più via. E poi il ritorno a Milano, sponda rossonera, quella tentazione forte di vincere un’altra scommessa quasi impossibile. Fino a quando il fisico più grande e grosso di un calciatore normale non lo inchiodò all’ennesima tragedia sportiva. E’ tornato in Brasile, ha scelto il Corinthians soltanto per allontanare il canto del cigno. Van Basten non aveva trent’anni quando disse basta per spaventosi problemi di cartilagine. Ronaldo si è trascinato sapendo che tante generazioni, anche quelle successive alla sua, avrebbero vissuto (e vivranno) di indelebili ricordi.

Ciao Ronie, gioia per gli occhi.