Bufera Roma: tanti colpevoli, l'unica soluzione è Fabio Capello

2015-12-10 10:23:22
Pubblicato il 10 dicembre 2015 alle 10:23:22
Categoria: Serie A
Autore: Marco Santoni

Per capire il dopo qualificazione Champions in casa Roma bisogna ripescare le parole di qualche giorno fa di Fabio Capello, l'ultimo allenatore ad aver vinto una scudetto nella Capitale. "L'ambiente è un po' difficile, ti ammalia, ti avvolge e ti addormenta. Roma è una città meravigliosa, dove tutto è bellissimo. Devi estraniarti da questa bellezza e vivere il lavoro duramente". La sensazione è che tutti da Pallotta a Sabatini, da Garcia ai giocatori, siano avvolti dentro la Città Eterna e che quindi solo un deciso cambio di rotta possa ridare il sorriso a chi vede solo nuvole anche quando c'è un timido sole.

Roma non può fare a meno dei suoi tifosi, i suoi tifosi non possono fare a meno della Roma. E' sempre stato questo il cosiddetto dodicesimo uomo in campo, fondamentale soprattutto nella Capitale, non ci sono scuse quindi per il mancato sostegno in una partita fondamentale per le sorti in Champions, la classica gara in cui l'unica cosa che conta è il risultato, inteso come passaggio del turno. Invece no, ieri i tifosi hanno voltato le spalle e questa è la colpa maestra, la cosa che proprio non andava fatta, solo in 29 mila (di cui 24 mila abbonati), ieri erano all'Olimpico.

Altro aspetto da non sottovalutare è quello relativo a chi ci mette i soldi, Pallotta. Il presidente americano ha scelto il muro contro muro nei confronti dei tifosi e questo, in una città come Roma, è controproducente. Passi la fermezza nei confronti degli ultras, che spesso vanno oltre il loro compito di tifosi, ma poi c'è tutta l'altra gente, la parte sana del tifo, quella andrebbe sempre sostenuta e le dichiarazione del dopopartita del massimo dirigente, non vanno certo in quella direzione: "Bisogna saper crescere e smettere di gettare merda su giocatori e staff, ci vuole rispetto".

Pallotta ha anche la colpa di aver blindato Garcia, l'accordo fino al 2018 ha forse fatto sedere un po' il tecnico francese, che anche a livello mediatico, oltre che per il gioco espesso dalla sua squadra, sembra lontano parente del simpatico transalpino che voleva rimettere la 'chiesa al centro del villaggio'. All'evidente crisi di risultati in campionato bisogna sommare la qualificazione agli ottavi di Champions con solo 6 punti: eguagliato il peggior risultato di sempre che apparteneva allo Zenit nella stagione 2013/2014.

Walter Sabatini, il ds dei giallorossi, è altrettanto colpevole. Il mercato, soprattutto nel reparto difensivo, non è stato all'altezza e a metà campionato questo si può affermare tranquillamente; unito al poco convincente rafforzamento nella scorsa finestra invernale (Doumbia, Spolli etc...), questo è più che un campanello d'allarme, forse sottovalutato. Manca soprattutto un centrale, Rudiger tentenna e Castan fatica a tornare ai suoi livelli, inoltre non c'è qualcuno che faccia rifiatare Digne. Se a questo si aggiunge la cessione, seppur remunerativa, di un giovane promettente come Romagnoli, i dubbi aumentano.  

Veniamo a Garcia, il tecnico. Lui come detto ha la colpa di non far giocare bene la squadra. Il francese però continua come fosse un disco rotto con il suo 4-3-3. Szczesny non ha la sua piena fiducia e per un portiere questa è una mancanza grave, ogni tanto rispunta De Sanctis, cosa che non lo aiuta. Florenzi è l'uomo più pericoloso a disposizione ma gioca in difesa, commettendo diversi errori in un ruolo non suo. Manca un difensore centrale che imposti, Rudiger e Manolas non lo sanno fare. De Rossi, tra gli uomini a disposizione in rosa, sembra l'unico in grado di ricoprire quel ruolo. Colpe di tutte le componenti della squadra quindi e forse la soluzione al problema Roma è proprio nell'incipit di questo articolo, ha un nome e un cognome: Fabio Capello. "Io alla Roma? Mai dire mai...".