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Storici europei 2026 a Sofia sotto l’egida WB.
In vetta la Russia tra i maschi, Turchia nel femminile. Solo otto nazioni all’oro su 43 iscritte. 381 atleti al via. Italia non pervenuta, ma potrebbe esserci una soluzione….
di Giuliano Orlando
Europei storici quelli disputati a Sofia in questo ottobre 2026. Dopo 45 edizioni allestiste dall’EUBC, l’ultima a Belgrado nel 2024 con l’egida dell’AIBA e poi dell’IBA, anche la rassegna del vecchio continente entra definitivamente sotto l’ala della World Boxing, con la nuova denominazione European Boxing, I’ente riconosciuto dal CIO, nel febbraio 2025 in via provvisoria e il 20 marzo, promosso all’unanimità in occasione del rinnovo dei vertici del Comitato Olimpico a Costa Navarino (Grecia) dove per la prima volta nella storia è stata eletta alla presidenza una donna. Si tratta di Kirsty Coventry dello Zimbawe, 41 anni, la più giovane all’importante carica, sette medaglie olimpioniche (due ori sui 200 dorso), tra Atene 2004 e Pechino 2008, oltre alle 8 mondiali (tre ori) tra Montreal 2005 Roma 2009. L’avallo ufficiale del CIO garantisce alla WB il riconoscimento di unica rappresentante del pugilato ai Giochi, cancellando definitivamente l’IBA. Decisione presa dall’ente mondiale già nel giugno 2023, l’anno in cui nasceva la World Boxing (13 aprile), ideata dall’olandese Boris van der Vorst, in contrapposizione all’ente presieduto dal russo Umar Kremlev. Inizio non proprio facile, poi lo sfacelo dell’IBA che riteneva fossero sufficienti gli enormi premi per mantenere gli affigliati, sottovalutando che il richiamo delle Olimpiadi è superiore anche ai lauti guadagni. Anno dopo anno l’attività dell’IBA è scomparsa. Nel 2026 non risultano effettuati i campionati continentali e quelli iridati.
Un sito italiano, nel 2024 aveva già anticipato il funerale del nuovo ente, scrivendo testualmente nella parte finale di un lungo articolo del solito tuttologo: “La World Boxing è anonima nella gestione delle sue cose, ha solo 27 nazioni affiliate, non ha un calendario eventi allettante, non ha un budget con cui possa contrastare la concorrenza e ha bisogno di molto tempo (se mai fosse in grado di farlo) per convincere il CIO a riconoscerla come Federazione Internazionale”. Nonostante questa genuflessione pro IBA, gli eventi smentirono clamorosamente la previsione. L’ente di Umar Kremlev ha praticamente chiuso la parte dilettantistica nel febbraio 2025 con i mondiali femminili svoltisi in Serbia a Niels, dove nonostante i premi stratosferici si presentarono soltanto 40 nazioni delle previste cento. L’EUBC ormai svuotata, essendo confluite nella WB 43 paesi, ha chiuso l’attività, per cui la rassegna di Sofia, rappresenta la svolta storica, il nuovo corso. L’IBA prosegue l’attività, orientata verso il professionismo, l’unica via percorribile. Ogni tanto, grazie allo sponsor Gasprom, che versa annualmente 50 milioni di euro, propone tornei milionari, l’ultimo lo scorso mese, quasi patetico, visto che invita solo i dilettanti IBA! Per cui sarà un torneo russo e bielorusso. Oggi la World Boxing incorpora oltre 160 nazioni, con altre in attesa di entrare.
Veniamo agli europei, inizialmente solo maschili, nati in occasione dei Giochi 1924 a Parigi dove l’AIBA decise di assegnare il titolo continentale al migliore europeo di ogni categoria. Da tenere presente che il pugilato entrò a far parte dei Giochi Olimpici moderni, solo alla terza edizione nel 1904 a St. Louis (USA), assente sia ad Atene (1896) che a Parigi (1900). Assente anche ai Giochi intermedi svoltisi nel1906 ad Atene. Il CIO assegna i Giochi del 1908 all’Italia, che annuncia il ritiro. La sostituisce Londra dove il pugilato è assente, idem quattro anni dopo nel 1912 a Stoccolma. La successiva del 1916, assegnata a Berlino non si disputa a causa della Prima Grande Guerra in corso. Il CIO mantiene l’evento come disputato e viene considerata la sesta edizione, La settima si svolge ad Anversa nell’agosto 1920 e per la prima volta è presente l’Italia con Vincenzo Dell’Orto, Giuseppe Zanati, Dario Della Valle, Leo Giunchi e Mariano Barbaresi battuti all’esordio. Resiste Edoardo Garzena fino alla semifinale, vincendo due incontri. Perde il terzo contro il francese Frisch che vincerà l’oro e coglie il bronzo ai danni di Zivc (USA) uno dei favoriti. E’ la prima medaglia azzurra nella boxe.
Nel 1924 i Giochi tornano a Parigi e l’Italia si presenta con ben 16 atleti. Purtroppo torna a casa a mani vuote. Nell’occasione l’allora FIBA (International Amateur Boxing Federation) nata nel 1920, di cui fanno parte Inghilterra, Francia, Belgio, Brasile e Paesi Bassi nonché gli osservatori di USA, Irlanda e Scozia, prende in considerazione l’istituzione dei campionati continentali, con l’Europa in prima linea avendo un consistente numero di nazioni che svolgono attività dilettantistica. A Giochi terminati, indicano il migliore europeo per categoria assegnandogli il titolo continentale. Salvo ripensarci e cancellare la decisione! Il primo europeo ufficiale si svolge dal 5 al 7 maggio 1925 a Stoccolma la capitale della Svezia, Partecipano 10 nazioni: Svezia, Inghilterra, Danimarca, Francia, Germania, Olanda e Norvegia, Ungheria, Svizzera e Galles. Otto le categorie e i padroni di casa ottengono il bottino più ricco: 3 ori, 2 argenti e 1 bronzo. Nel 1927 a Berlino, debutta l’Italia e Romano Caneva vince nei 66.7 kg, mentre Gaetano Lanzi (53,5) coglie l’argento.
Il 30 novembre 1946, presenti 21 nazioni, scompare la sigla FIBA e nasce l’AIBA col francese Emile Grèmaux primo presidente. Tale acronimo resta attivo fino al 12 dicembre 2021, allorchè il presidente Umar Kremlev, eletto al vertice dell’AIBA a fine 2020, nel corso del Congresso Straordinario a Losanna, decide dopo 75 anni di vita, di cambiare il vecchio acronimo in International Boxing Association (IBA) con la chiara intenzione di dare alla boxe un indirizzo unico. Si chiude così la storia dell’AIBA attraversata nel corso dei suoi 6 presidente da scandali a non finire. Dimissioni e polemiche infinite. E agli europei di Belgrado 2024, si chiude pure la storia dell’EBU, anche se la WB ha inteso mantenere la continuità, per l’evento di Sofia 2026, sotto l’egida dell’European Boxing è la 46° edizione.
A Sofia le categorie sono scese a 10 per uomini e donne, valide a tutte le età. Mentre a Belgrado erano 13 maschili e 12 femminili. In Serbia non c’era l’Ucraina, oltre alla Gran Bretagna, l’Olanda la Germania e i paesi del Nord Europa per la presenza di Russia e Bielorussia. A Belgrado 216 maschi e 121 donne, totale di 337 iscritti, a Sofia 226 uomini e 155 atlete, in totale 381. A Belgrado 34 le nazioni, rientravano Russia e Bielorussia, assenti a Yerevan in Armenia nel 2022, a Sofia erano 43. La Russia maschile a Belgrado conquista 8 ori, un argento e un bronzo, tre ori vinti per WO. Gli altri ori a Gumus (Turchia) 51, Nikolic (Serbia) 71, Kiwan (Bulgaria) 75, Veocic (Croazia) 80 e Ghadfa Drissi (Spagna) +91. La Russia femminile entra in finale con 10 atlete e vince solo 3 ori. Un vero disastro. Le tre vittorie russe. Yulia Chumalakova (48) che aveva già vinto nel 2019 in Spagna, dove superò la nostra Bonatti in semifinale, ottenendo a Sofia il tris. La moscovita, che compirà 29 anni il 31 dicembre, attiva dal 2010 a tredici anni. Debutta agli assoluti russi nel 2014 e l’anno dopo a 17 anni, conquista l’argento. Tre volte al bronzo dal 2016 al 2018. Assente nel 2019, rientra nel 2020 conquistando il primo titolo al quale ne seguiranno altri sei, l’ultimo lo scorso agosto.
Gli altri due ori alla Sandakova nei 70 kg. e alla Gapeshina negli 81, dove erano iscritte 4 atlete, come nei + 81. Per le altre sette finaliste l’amaro della sconfitta. Tra queste Anastasia Kool nei 52 kg. battuta dalla più esperta turca Cakiroglu, meno fortunata a Sofia nei 54 kg. battuta nei quarti dalla scatenata serba Cirkovic, che ha bissato il successo di Belgrado sempre nei 54 kg. A proposito della Kool, classe 2005, nell’articolo precedente ho scritto erroneamente che aveva debuttato a Sofia. Chiedo venia. Mentre tra i maschi nessuno dei campioni presenti a Belgrado ha saputo fare il bis. Tra le donne a Sofia, oltre alla Chumgalokova (48) e alla serba, si sono ripetute la turca Surmeneli (salita dai 66 ai 70 kg.) e l’irlandese Aoife Orourke (75) alla quale si è unita la sorellina Lisa (battuta a Belgrado dalla slovacca Triebelova nei 66 kg.), salita in Bulgaria di ben tre categorie (80), giunta all’oro ai danni della russa Demurchian, che pur sovrastandola fisicamente, ne ha subito per due round la pressione. Alla terza si è svegliata, ma ormai era troppo tardi. In Bulgaria si è avuta la conferma che l’orsacchiotta russa non è più la padrona d’Europa. Superata nel medagliere dalla Turchia che ha vinto tre ori con Akbas (51) mancina di 25 anni. Il 2022 è l’anno d’oro: Vince il mondiale a Istanbul, i Giochi del Mediterraneo e gli europei.
A Belgrado nel 2024 perde all’esordio dalla romena Perijoc, ma si rifà a Sofia. La Surmeneli (70), oro olimpico, bissa l’europeo di Belgrado e mette in bacheca l’ennesimo trofeo. Grande talento anche se esagera in atteggiamenti clouneschi. Terzo oro turco all’inedita Kethuda (+80) che ha superato la più quotata russa Olifirenko. Contro i due della Russia. Gli altri cinque li hanno conquistati la Serbia (2) oltre alla Cirkovic (54), la Kuluhova (60) che ha sostituito brillantemente nei leggeri la stagionata “russa” Anna Shadrina, classe ’90, che si era imposta a Belgrado con verdetti casalinghi sull’irlandese Harrington, oro a Parigi, e sulla compatriota Asatrian. Due ori anche all’Irlanda grazie alle sorelle Aoife e Lisa Orourke, come già scritto sopra. Infine l’Ungheria, spesso poco fortunata, stavolta ha centrato l’oro nei 57 - dove la nostra Testa è uscita all’esordio contro la modesta inglese Glynn, che aveva battuto facilmente ai Giochi di Tokyo nel 2021 - grazie a Vladislava Kukhta di 27 anni, attiva dal 2017. Nata in Kazakystan, dove è stata campionessa nazionale il 17 dicembre 2022. Un anno dopo si ripete vincendo il titolo….ungherese. Sotto la nuova bandiera combatte agli europei 2024 a Belgrado. Eliminata all’esordio dalla russa Asatrian, che sembrava la nuova stella nei 57 kg. Stessa sorte ai mondiali di settembre 2025 a Liverpool (G.B.), out contro la croata Beram. Il salto di qualità quest’anno in aprile centrando l’argento a Iguazu in Brasile nella fase finale della World Boxing Cup, dopo quattro vittorie, cede in finale alla quotata venezuelana Omailyn Alcala.
A Sofia offre boxe elegante e concreta, buona mobilità e scelta di tempo, spuntandola in finale sull’esperta russa Vorontsova, antica avversaria di Irma Testa. In questa categoria figuravano la polacca Szeremeta e a bulgara Petrova, dai titoli importanti, fermate prima del podio. Nel settore femminile oltre alle cinque nazioni citate, hanno raggiunto il podio anche Ucraina, Inghilterra, Francia, Spagna, Finlandia, Polonia, Germania, CZE, Armenia, Norvegia e Macedonia del Nord. Ben 17 nazioni. Nei 60 kg. la romena Perijc, europea nel 2019, argento a Belgrado, stavolta è rimasta all’asciutto. La Russia mantiene la supremazia nel settore maschile anche se qualche scricchiolio di avverte. Nei 65 kg. Mamedov oro a Belgrado, a Sofia perde dal finlandese Umar negli ottavi! In questa categoria vince Aliiev, unico oro ucraino. Che ne avrebbe meritato un secondo se la giuria non avesse ingiustamente premiato il bulgaro Rosenov in finale nei leggeri, che non aveva certo battuto Abduraimov. Altra delusione russa riguarda Dadaev, che dopo aver faticato a battere il nostro Chime, ha perduto dallo spagnolo nato a Cuba, Reyes apparso in scarsa condizione, dominato in finale dal turco Yasar, dalla boxe lineare e precisa.
Cinque ori su dieci sono un bel bottino, ma lontani da precedenti trionfi globali. Il quintetto è formato da Rogozin (55) Koldenov (70), Ahalaev (80), Karmanov 85) e Surov (+90). Che hanno fatto la differenza sul piano atletico, battendo rivali meglio impostati ma meno resistenti. L’Azerbajan porta a casa una doppietta meritata. Nei 50 kg. la spunta l’esperto Mamedov sul russo Batlaev, dopo tre round di fuoco. Il bis lo concede l’esperto mancino Jafarov nei medi, superando il russo Mutsolgov, troppo lento. Una rassegna di ottima qualità. Debbo dire che anche il livello di arbitri e giudici si è alzato, anche se certe sudditanze sono dure da morire. Nel settore femminile l’unico verdetto che non ho accettato riguarda la sconfitta della norvegese Hofstad nei 75 kg. contro la turca Isildar in semifinale (3-2) punendo un’atleta capace di offrire boxe di prima qualità, unendo eleganza, inventiva e scelta di tempo. Chiudo con un pensierino. Vista la modestia dei nostri tecnici abbonati al nulla di risultati, faccio presente che ad Assisi opera un certo Franco Falcinelli, nel cui passato da tecnico azzurro ha vinto tutto, proprio tutto. Perché non chiedere qualche consiglio, nella veste di supervisore. Sicuro che la proposta cadrà nel vuoto. Felicissimo di sbagliare.
Giuliano Orlando