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Parigi si prepara a iscrivere un nuovo nome nell’albo d’oro del Roland Garros. La finale femminile dell’edizione 2026, in programma sabato 6 giugno alle ore 15:00, metterà di fronte due debuttanti assolute in un ultimo atto Slam: la russa Mirra Andreeva e la polacca Maja Chwalinska. Comunque vada, il Philippe-Chatrier incoronerà una campionessa al primo titolo major della carriera.
Da una parte c’è Andreeva, nata a Krasnojarsk il 29 aprile 2007, diciannovenne e numero 8 del ranking mondiale. Considerata da tempo una delle grandi promesse del tennis internazionale, arriva alla sua prima finale Slam dopo aver raggiunto i quarti e la semifinale nelle due precedenti edizioni parigine. Il suo percorso è stato quasi impeccabile: ha superato Fiona Ferro, Marina Bassols Ribera, Marie Bouzkova, Jil Teichmann, Sorana Cirstea e Marta Kostyuk, cedendo un solo set nel secondo turno contro la spagnola Bassols Ribera. Nelle ultime due partite ha mostrato il suo tennis migliore, lasciando appena sette giochi complessivi a Cirstea e Kostyuk. Velocità negli spostamenti, aggressività da fondo campo e una crescente maturità tattica ne fanno la favorita della vigilia.
Dall’altra parte della rete c’è la storia più sorprendente di questo Roland Garros. Maja Chwalinska, nata a Miechów l’11 ottobre 2001 e numero 114 del mondo, è diventata la prima qualificata nella storia del torneo a raggiungere la finale. La polacca ha iniziato la sua avventura dalle qualificazioni, eliminando Alice Rame, Carole Monnet e Suzan Lamens, prima di proseguire nel tabellone principale con le vittorie su Qinwen Zheng, Elise Mertens, Maria Sakkari, Diane Parry, Anna Kalinskaya e Diana Shnaider. Anche lei ha perso un solo set, nella rimonta contro Sakkari al terzo turno, completando una striscia di nove successi consecutivi che rappresenta una delle imprese più inattese dell’era moderna del torneo.
Il confronto diretto è inedito e mette di fronte due percorsi opposti: la giovane predestinata e l’outsider capace di riscrivere le gerarchie del torneo. Andreeva arriva all’appuntamento con maggiore esperienza ai massimi livelli e con un rendimento impressionante sulla terra battuta del 2026. Chwalinska, invece, ha costruito la sua cavalcata sulla varietà del gioco, sulla capacità di leggere le avversarie e sulla libertà mentale di chi non aveva nulla da perdere. In palio non ci sono soltanto la Coupe Suzanne-Lenglen e i 2000 punti destinati alla vincitrice, ma l’ingresso in una nuova dimensione della carriera. Per entrambe il Roland Garros 2026 è già un punto di svolta; per una sola sarà il giorno della consacrazione.