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Da Venezia a Pechino in 81 tappe e oltre 10.000 km. Attraverso i Balcani, l’Anatolia, il Caucaso e l’Asia Minore, lungo la Via della Seta - Alberto Fiorin – Marco Polo a pedali - edicicloeditore – Pag. 204 – Euro 18.00.
di Giuliano Orlando
Ci sono voluti tre mesi per Alberto Fiorin e il fedele compagno Dino Facchinetti, partendo da Venezia per arrivare sul Ponte di Marco Polo nella megalopoli Pechino, ripercorrendo la Via della Seta a distanza di settecento anni dal viaggio del grande viaggatore veneziano, che nel “Il Milione” illustra con dovizia di particolari un mondo ancora oggi misterioso e affascinante. Per questi due non più giovanissimi pedalatori, ormai vicini alle 70 primavere, con un curriculum impressionate di viaggi, l’ultima “pedalata” ha segnato il record. Fiorin corre e pedala da oltre quarant’anni, Ha pubblicato una dozzina di libri, raccontando esperienze da Oriente a Occidente, dall’Australia al Nord Europa tra i fiordi, dalla Via Francigena, lungo il Danubio e sulle strade d’Oriente. Per questa impresa, nel 2025 è stato proclamato “Veneziano dell’Anno”, riconoscimento ambitissimo. Un viaggio in 81 tappe, dal 25 aprile al primo agosto 2024, novantanove giorni in bici, attraversando 13 nazioni: Italia, Slovenia, Croazia, Serbia, Bulgaria, Turchia, Georgia, Azerbajan, Turkmenistan, Uzbekistan, Kazakistan, Kirghizistan e Cina, dieci capitali e alcune città simbolo, come Bukara e Samarcanda, la città che ho sempre sognato di visitare. Nonostante sia stato in Uzbekistan, non mi è riuscito di lasciare Tashkent la capitale. In ogni nazione la descrizione dell’ambiente, ma ancor più l’atmosfera che si respira. Attraversando la Slovenia tranquilla e sorridente, con le bandiere sottotraccia, in Croazia, nonostante la notte di baldoria nell’albergo di Kutina per uno sposalizio, le strade sono un effluvio di bandiere nazionali, rivendicando i luoghi sacri della loro guerra d’indipendenza, per non parlare della Turchia, dove sono ossessive e la figura di Erdoan è spesso accoppiata con Ataturk il vero padre della Turchia moderna. In Georgia lo spiegamento è pacato, sovrastato da quello dell’Unione Europa alla cui entrata aspira convintamente. Per allontanarsi sempre più dalla confinante Russia. L’ingresso in Azerbaigian, rigorosamente chiuso alla frontiera da anni, entrati grazie al permesso ottenuto in Italia, fissa una situazione incredibile: autostrade infinite deserte, solo loro due a percorrerle tra il silenzio e il garrire delle mille bandiere, conseguenza della guerra sottaciuta per il Nagorno Karabakh. cristallizzato in uno status quo, formalmente dell’Azerbaijan ma de facto governato da una repubblica separatista sostenuta dall’Armenia, che vanta una popolazione prevalentemente armena e cristiana, mentre l’Azerbaijan, paese ricco in petrolio a maggioranza musulmana. Entrare in Turkmenistan, dove l’isolamento è paragonabile alla Corea del Nord, è come infilarsi in una bolla senza tempo. Che costa salato attraversarla: duemilaseicento e ottanta dollari! Per vedere la statua di Lenin e una gigantesca d’oro di Nyyazov, il dittatore della nazione, peraltro abbastanza povera. Strade impossibili al punto di dover rinunciare alla bici per 600 km. Costretti a metterle in un camion per poter arrivare in Uzbekistan. Entrare a Bukara è come l’apparizione della Madonna in chiave sia pure islamica, arrivando alla seconda perla: Samarcanda, che li lasciano a bocca aperta. Non per nulla è patrimonio Unesco. La capitale Tashkent è simile a Bristol o a Kuala Lampur, omologate nel segno dell’anonimato in forme gigantesche come i grigi grattacieli. Il Kirghizistan dura poco, poi si torna nel Kazakistan dove scoprono che vive la più numerosa colonia koreana, almeno centomila e oltre un milione e mezzo nella zona asiatica. Ed ecco la Cina che assicura le più diverse sensazioni. Pechino e ancora lontana: oltre 4000 km. Lungo i quali provano il tutto e il nulla. Un paese immenso che fotografa il passato remoto e il futuro prossimo. Nel mio excursus mi sono limitato a far capire quante emozioni, sensazioni, delusioni e riscosse abbiano affrontato i due protagonisti. Che hanno vinto, arrivando a Pechino la megalopoli di 22 milioni di abitanti, fino alla Porta Marco Polo, addobbata da oltre cinquecento leoni in pietra, festeggiando così i settecento anni dal viaggio del grande esploratore veneziano.
Giuliano Orlando