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L’incanto del labirinto
Perdersi e ritrovarsi in un gioco di sensazioni. Da Minosse ad Arianna e Teseo. Il cinema lo ha scoperto, creando le atmosfere inquietanti del nostro stato d’animo - Andrea Bocconi – L’incanto del labirinto - edicicloeditore – Pag. 96 – Euro 9.50.
di Giuliano Orlando
Affascinante e conturbante, come i labirinti che l’autore descrive, in una ricerca ad ampio raggio. Da Petrarca a Borges, da Eco a Calvino spiegando che il filo di Arianna lo abbiamo dentro di noi. Perdersi in una relazione difficile, porta ad una ricerca dove i dubbi sovrastano le risposte. Tutti avremmo bisogno di un Virgilio o di una Beatrice per non arrendersi e ritrovare l’uscita. La fascinosa e tragica storia di Minosse tanto potente e selvaggio nel dialogo con Arianna è l’eterno conflitto tra il male e il supposto bene. Lei tessitrice di vita, salverà il suo amato Teseo il giustiziere di Minosse, anche se gli dei, eterni guastafeste, hanno deciso diversamente dai racconti a lieto fine. Non poteva mancare l’intervento del cinema, dove si sono cimentati giganti della regia e attori di primo piano. Da Stanley Kubrick che ha ripreso il romanzo “Shining” di Stephen King, offrendo una storia horror che si sviluppa in un albergo di montagna, dove aleggiano in fantasmi di un delitto avvenuto parecchi anni addietro. Torrance, il protagonista, uno scrittore ed ex insegnante disoccupato, interpretato da uno straordinario Jack Nicholson, scivola nella follia omicida, conferma la propensione del regista a dare ad ogni scena tinte forti, col finale tragico. Specchiando l’aspetto oscuro del Minotauro. Un altro film “A Beautiful Mind” diretto da Ron Howard, racconta la storia del premio Nobel per la matematica, Jhon Forbes Nash, che deve convivere con la schizofrenia paranoica. Il tormento che lo avvolge descrivendo la congiura dell’FPI, rappresenta il delirio che lo ha sprofondato nel buco nero. Per sua fortuna l’autore lo fa uscire dal labirinto, salvandolo. In un libro dalle dimensioni ridotte e non troppe pagine, l’autore riesce a creare una moltitudine di situazioni, spaziando in tutti i campi. Dalla mitologia alla quotidianità sempre più labirintica. Ponendosi la prima elementare domanda: è strano quanto poco conosciamo di un corpo che abitiamo da quando siamo nati. Dalla pancia all’udito, due organi determinanti sulla buona salute. Un gioco di equilibrio vitale. Confesso che leggendo il libro, mi sono ritrovato nei labirinti che l’autore propone a ondate, passando dal passato remoto, dalla mitologia greca, che mi riporta ai tempi del ginnasio, alle storie di oggi. A metà strada trovi l’archeologo tedesco Ludwig Heinrich Julius Schliemann, basandosi su resoconti storici antichi e sulle descrizioni fornite da Omero nell'Iliade. Molto legato all’Italia, si trasferì a Napoli fino alla morte avvenuta il 26 dicembre 1890. Sulle sue orme l’’inglese Arthur Evans, pure lui legatissimo all’Italia e che probabilmente l’Iliade l’aveva imparato a memoria scavando con la furia che ne illustra le fede per quello che fai, nell'isola di Creta, nei primi anni del 1900 portò alla luce il palazzo che la tradizione vuole fosse la reggia di Minosse. Anni prima Schlieman, dopo lunghe ricerche e studi, scopre la mitica città di Troia e il tesoro di Priamo, con la maschera funeraria d’oro di Agamennone. Il cui viaggio ricorda quello di Ulisse. Schliemann la riceve dalla proprietaria Turchia, che a sua volta la dona alla sua patria dove se perdono le tracce. Anni dopo riappare nel Museo Puskin a Mosca dove risiede tutt’ora. Ma non è finita. Da anni se la contendono tre nazioni: la Grecia, la Germania e la Turchia, oltre alla Russia, Ve lo lo figurate Putin, al quale vogliono togliere un tesoro. Lui che sogna la Grande Russia degli Zar! Un labirinto infinito nel quale nessun filo sembra trovare l’uscita. Ripeto un bel libro conturbante e affascinante. Giuliano Orlando