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Panda o morte
A bordo di una Panda degli anni ‘80, un viaggio di 15.000 km. Dall’Italia attraverso Croazia, Slovenia, Serbia, Bulgaria, Turchia, Georgia, Azerbaijan, Kazakistan, Uzbekistan, Russia, Ucraina e Ungheria - Marco Rizzini prefazione di Nicolai Lilin – Panda o morte - edicicloeditore – Pag. 252 – Euro 17.00
di Giuliano Orlando
Ho letto con grande attenzione il viaggio del “Team rabbia crew”, che a bordo di una vetusta Fiat Panda 1000 dei primi anni ’80, ha percorso 12.000 km. attraversando Croazia, Slovenia, Serbia, Bulgaria, Turchia, Georgia, Azerbaijan, Kazakistan, Uzbekistan, Russia, Ucraina e Ungheria. Siamo a fine luglio 2017 e Marco l’autore, Federico che parla perfettamente il russo e Damiano, colui che ha trasformato un catorcio in una splendida macchina da guerra, lavorandoci un anno, lasciano l’Italia per una “passeggiata” che durerà un mese. In verità la Panda di km. ne ha percorsi quasi 15.000. L’autore ha lasciato il team a Mosca, volando fino a Milano, per non perdere la nascita della nipotina Velia. Perché tanto interesse per questo libro? Perché tutte le nazioni del loro viaggio le ho visitate pure io. Idem nelle città, salvo quelle russe, dove la mia conoscenza diretta lungo il loro percorso si è limitata a Mosca, Perm e Kazan. Inoltre ho apprezzato la partecipazione emotiva dell’autore, mai prolisso e tantomeno ovvio. Ogni tappa è stato un cesello come un quadro che racconta con l’immagine l’ambiente e i protagonisti. Nazione dopo nazione. I boschi della Slovenia, la prima frontiera vera tra Croazia e Serbia, i primi imbuti di un traffico intenso a disordinato. In coda scoprono la marea di turchi che tornano a casa diretti in Anatolia per le vacanze. Guidando macchine enormi e costose. Il frutto di un lavoro duro e infinito, con la soddisfazione di mostrare a parenti e amici, il benessere raggiunto. Oltre a capire la situazione interna dopo l’attentato a Erdogan. Troppo imper-fetta per essere vera. In Bulgaria il primo impatto è con gli zingari, un esercito all’assalto dello straniero come cavallette. Per contro la capitale Sofia è migliorata e non poco dalla precedente visita. L’ingresso in Turchia è preceduto dai simboli di una cristianità che si esaurisce al confine, dove impera il regno ottomano e la miriade di minareti che si susseguono senza soluzione di continuità. Chiaro lo scontro di due civiltà, il cui ingresso comporta una giornata di attesa. Non meno infernale attraversare l’infinita Istanbul (12 milioni di abitanti), anche se attraversare il ponte sul Bosforo è emozione a mille gradi. Entrare a Samsun sul Mar Nero, spicchio balneare in grande sviluppo. Poi Tosya fino a Trebisonda, metropoli affascinante e incredibile. Ne ricordo il traffico caotico, la partecipazione della gente per la vittoria della squadra calcistica contro gli odiati avversari del Galatasaray, la più titolata in assoluto. I locali all’Occidentale e tanti giovali abbigliati all’europea. Dalla Turchia alla Georgia, dove la coda è infinita. Doganieri turchi pignoli, che controllano tutto. Per farla breve, la sosta per entrare in Georgia dura 12 ore. L’ultimo flash prima di varcare il confine è una moschea piccola, elegante che si affaccia sul mare. Mentre l’immagine che ci accogli in Georgia è la croce di una chiesetta illuminata. Prima di arrivare a Tbilisi la capitale, breve sosta a Batumi. I due opposti: calma e pulita la prima, tanto caotica e nel contempo invitante la seconda. La testimonianza della passata dittatura sovietica è come la rogna. Cerchi in ogni modo di cancellarla. Per entrare in Azerbajan bastano cinque ore e Baku è come un pugno nello stomaco. Sviluppo impressionante, autostrade, palazzi e negozi si moltiplicano a ritmi pazzeschi. Posso garantirlo, avendoci trascorso molto tempo qualche anno fa. Per il team, dopo l’Azerbajan arriva il momento di entrare in Kazakistan, attraversando il Mar Caspio dal porto di Alyat. Evito i dettagli che godrete, leggendo il libro. Semplicemente un’odissea durata tre giorni. Nel contempo incrociano i partecipanti al Mongol rally, al quale partecipa una varia e incredibile umanità. Kazakistan e Uzbekistan, scrigni di culture imperdibili, da Buhkara a Samarcanda e Taskent. Il fu lago di’Aral, ora un’immensa distesa di sabbia. Il Turkistan appena sfiorato e poi la Russia. Pagine di assoluta bellezza, tappe ricche di sofferenze ed estasi. Un libro affascinate come il viaggio affrontato. Imperdibile per chi ama l’avventura e le storie. Come quella del bisnonno dell’autore, polacco straordinario, condannato dalla dittatura sovietica al gulag, per aver fatto rallentare un treno. Stesso destino di nonno Julian per una scritta sul muro. Sopravvissuto miracolosamente fino ad arrivare nell’allora Persia e rinascere a nuova vita. L’autore dopo ricerche infinite trova la sua tomba, a Karmana Miasto in Uzbekistan. Episodio marginale, ma importante per caratterizzare la filosofia di un viaggio non facile ma emblematico delle volontà che il team ha mostrato in ogni situazione. La lettura è divertente, con quel filo di ironia che ne vivacizza ulteriormente l’assunto. Indicato non solo a chi sogna un viaggio indimenticabile, ma soprattutto ai sedentari, per risvegliarli dal torpore di una stucchevole quotidianità.
Giuliano Orlando