*/
 

Erisland Lara Il campione in carica più longevo

Pubblicato il 20 luglio 2026 alle 21:07
Categoria: Boxe
Autore: Wilma Gagliardi

Il cubano Erisland Lara (32-3-3) nato a Guantanamo, 43 anni compiuti in aprile, residente a Houston (Texas) pro dal 2008. Il campione in carica più longevo. Una storia emblematica dell’utopia devastante di Castro, tra vendette e ricatti.

di Giuliano Orlando

Erisland Lara è nato il 14 aprile 1983 a Guantanamo, città di 250.000 abitanti, nella baia omonima, sita nella parte sud-orientale dell'isola di Cuba. Dove è operativa una base navale statunitense (in affitto dal 1903) e un carcere di massima sicurezza. Lara entra nella palestra della scuola a 12 anni, dimostrando attitudine per la boxe. Figlio d’arte, il padre era stato un buon pugile sia pure nell’ambito provinciale. Lara nel 1999 è campione nazionale jr. piuma. L’anno dopo a Sancti Spiritus vince il titolo youth. Nel 2001 a 18 anni, nei leggeri debutta agli assoluti, fermato da Rudinelson Hardy nei quarti. Non va meglio nel 2002 a Las Tunas, sempre nei quarti, perde da Richard Vaillant. Ci riprova nel gennaio 2003 a Holguin, salendo nei welter. Inizia bene vincendo i primi due match, in semifinale entra in rotta di collisione    con Lorenzo Aragon, nove anni più anziano, detto “El barbaro del ring”, che fa il bis, dopo aver vinto nel 2001, la sua bestia nera. Cinque mesi dopo lo ritrova al torneo Giraldo Cordoba Cardin Santiago de Cuba.  arrivano entrambi in finale e Lara deve subire la seconda sconfitta. Nel gennaio 2004 i campionati nazionali assegnano ai vincitori il ruolo di titolare ai Giochi di Atene fissati in agosto. Anche stavolta si ritrovano in finale e la fisicità del “barbaro” ha la meglio, sulla pur notevole abilità tecnica di Lara. In Grecia, Aragon arriva in finale, ma il kazako Artayev lo costringe alla sconfitta. Un argento amaro. Dopo quella sconfitta a trent’anni, con un record di oltre cento incontri e solo sette sconfitte, due ori mondiali (Belfast 2001 e Bangkok 2003) e uno ai Panamericani 2003 a Santo Domingo, imbattuto dal 1998 al 2004, con una striscia di 54 vittorie, Aragon decide di appendere i guantoni al classico chiodo. Lara a sua volta, smaltita la delusione della mancata presenza ad Atene, nel 2005, si scatena a tutto ring.

Inizia a gennaio vincendo finalmente il titolo nazionale a Pinar del Rio, superando in finale il quotato Yudel Jhonson. Argento al torneo di Halle (Germania), in aprile, superato in finale dal kazako Sarsebayev, A luglio alla Coppa del mondo per nazioni a Mosca, batte i rappresentanti di Thailandia, Romania e si prende la rivincita sl kazako Sarsebayev, che ai Giochi in Cina 2008, conquisterà l’oro ai danni dell’altro cubano Banteaux. Lara in finale contro la Russia viene sconfitto da Balanov. E’ il 17 luglio 2005 e sarà l’ultimo segno negativo da dilettante. Oro all’Indipendiente Cup a Santo Domingo, idem al torneo di Rio, a Usti in Cecoslovacchia e a Valencia in Spagna. Si conferma al Cardin, il più importante torneo dell’isola, ribattendo Jhonson. Oro pure ai Panamericani in Brasile a ottobre. Chiude il 2005 a novembre in Cina trionfando ai mondiali, partendo dai sedicesimi, supera l’ucraino Derevyanchenko, l’indiano Sing, il russo Belanov, l’ultimo a batterlo. Quindi Melson (USA), il kazako Artayev, oro ad Atene nei welter ai danni di Aragon la sua bestia nera, di cui ho accennato sopra. In finale trova il bielorusso Mahamed Nurudzinau che supera ampiamente.

Nurudzinau, classe 1981, ha boxato dal 2005 al 2017, tre medaglie agli europei: oro a Liverpool nel 2008, bronzo a Mosca nel 2010 e argento nel 2011 ad Ankara in Turchia. Nel 2008 promosso ai Giochi di Atene, vincendo a Pescara il torneo di qualificazione. Nel 2014 sul ring di Campione nelle World Series venne sconfitto dal nostro Mangiacapre. Passa professionista nel 2017 e, dopo aver vinto i primi due match, chiude la carriera. Nel 2006 a Bayamo, Lara conquista il secondo titolo cubano, ripetendosi in finale ai danni di Jhonson. In aprile alla Selezione Olimpica open all’Havana, si impone vincendo cinque match. Prosegue la striscia  positiva nella sfida Cuba-Cina, superando Kanat Islam, nato in Cina, residente negli USA, passaporto kazako. A luglio vince il torneo a Cartagena in Colombia. Ormai è una delle punte cubane, in compagnia di Bartelemy, Rigondeaux, Gamboa, Ugas, Despaigne, Ortiz e Solis. Nel 2007 dopo aver fatto il tris ai campionati cubani a gennaio, il mese successivo, al primo torneo di qualificazione per Giochi di Pechino i Panamericani a Barquisimeto in Venezuela, tra gli altri batte Demetrius Andrade (USA) 9-4 in finale, che da professionista conquisterà il mondiale medi WBO nel 2018, difendendolo cinque volte.

Una sola sconfitta il 25 novembre 2023 a Las Vegas contro David Benavides (32) per l’Interim supermedi WBC. A quel punto si ferma. A 38 primavere, dopo uno stop di quasi tre anni, ha annunciato il rientro il 26 luglio a Uncasville nel Connecticut. Lara a sua volta, a fine febbraio fa sua per la quarta volta la Independiente Cup sempre nella Repubblica Dominicana. Torna a casa e batte Menendez e Veitia. In aprile la nazionale cubana sbarca in Europa. Prima tappa ad Amienz in Francia, dove supera il transalpino Xaviel Noel, in Coppa Nazioni regola Jack Culkay, futuro campione del mondo pro. A maggio in Romania a Bucarest, conclude la tournee, superando il locale Zariel Radu. Nei primi cinque mesi ha raccolto 17 vittorie su altrettanti incontri. Il 20 luglio approda Rio de Janeiro in Brasile, come capitano della squadra più forte del mondo. Il sorteggio dei welter gli assegna come primo avversario Rikardo Smith, un jamaicano. Quel confronto non si farà mai. Col non meno titolato Guillermo Rigondeaux, oro uscente nel 2004, lascia la squadra cercando di far perdere le tracce. Rigondeux, in contatto con altri cubani fuggiti in precedenza: Solis, Bartelemy, Gamboa e altri, tramite l’Arena Box-Promotion del turco Ahmet Oener che operava in Germania e ingaggiava i cubani attraverso l’agenzia "Caribe Promotion" gestita dal promoter Luis De Cuba a sua volta fuggito dall’isola anni prima.

Nel frattempo Fidel Castro, furioso per la fuga dei migliori pugili e non solo, venuto a conoscenza che altri due campioni del ring, avevano lasciato la nazionale, fece intervenire ambasciatore del Venezuela, suo amico, affinchè fossero fermati e impatriati. Nell’occasione il governo di Lula dichiaratamente di sinistra, in ottimi rapporti con Castro, lasciò scivolare la faccenda senza alcun intervento. Lara e Rigondeaux, che la polizia brasiliana monitorava fin dall’inizio della fuga, commisero l’errore di non chiedere lo status di rifugiati politici. In quell’occasione fuggirono con successo il ciclista Michel Fernandez Garcia e Rafael D’Acosta Capote giocatore di pallamano, che venne ingaggiato dal club Sao Caetano operativa nel circondario di San Paulo. Lo stesso fece l’allenatore di ginnastica Làzaro Lamelas Ademas. Per tutti venne accolta la richiesta di asilo politico, in virtù di una norma legislativa e della convenzione dell’ONU che spiegava tale diritto a tutti gli stranieri che temono di essere perseguitati una volta rientrati in Patria. Per costoro l’opportunità di usufruire dei servizi sanitari, pubblici e scolastici e il diritto di lavorare in loco. Dopo 6 anni potranno acquisire il permesso di residenza permanente e l’opportunità della nuova nazionalità.

Tanto bravi sul ring, Lara e Rigondeaux, quanto ingenui e impreparati come “fuggitivi”. Infatti tre giorni dopo la tentata fuga vennero fermati dalla polizia nella cittadina balneare di Praia Seca, ad un centinaio di km. da Rio. La polizia emise un comunicato asserendo che i due pugili avevano espresso il desiderio di tornare a Cuba. Cosa che avvenne immediatamente. Castro li fece espellere dalla nazionale isolandoli e privandoli di quei privilegi come una vettura, una casa dignitosa e facilitazioni negli acquisti quotidiani. Per i due l’oblio totale, ovvero la fine della loro attività di pugili. Inutile la richiesta da parte della moglie di Rigondeaux di reinserirlo nella squadra. Lo stesso risultato ebbe la richiesta di perdono fatta da Teofilo Stevenson. Il ministero dello Sport su preciso ordine di Castro, fu irremovibile, pensando di aver liquidato la faccenda alla sua maniera. Si sbagliava. La Commissione per i diritti umani del Brasile, dopo l’atteggiamento del presidente Lula, è tornata alla carica in modo deciso, con iniziative a livello internazionale. Affermando che: “la vicenda è stata una farsa che ha fatto il giro del mondo. I due pugili, monitorati dal giorno della fuga, vennero lasciati liberi fino al giorno in cui scadeva il permesso di soggiorno. Concludendo l’operazione con un rientro “spontaneo” e le scuse pubbliche per un errore di gioventù”. Fernando Cabiera, capo delegazione della Commissione del Brasile ha fatto richiesta di vedere di persona la condizione di Lara e Rigondeaux dopo il rientro. Richiesta rifiutata a conferma della conduzione democratica del “leader maximo” che per punire la squadra ritenuta indisciplinata, ne vietò la partecipazione ai mondiali 2007 a Chicago, dove venivano distribuiti 80 pass per i Giochi di Pechino 2008.

Nel contempo Castro doveva affrontare i problemi famigliari. Dalle nuore, Idalmis Menendez ex moglie del figlio Alex e Daschia già compagna di Antonio Castro il quinto dei sei figli del leader, che hanno lasciato Cuba, sparando a zero sulla seconda moglie Dalia, che accusano di essere l’anima nera della famiglia. Tutto questo dalle emittenti di Miami roccaforte dei cubani fuggiti dall’isola. E da Miami nel 2007, organizzarono la fuga riuscita di Lara, usando un potente motoscafo che raggiunse il Messico, proseguendo poi per gli USA. Il 4 luglio 2008 ad Ankara la capitale turca, debutta al professionismo contro il russo Ivan Moslov, sotto la procura di Ahmet Oener dell’Arena Box-Promotion. Secondo match in Germania a settembre. Alla fine dell’anno si trasferisce a Houston nel Texas, prendendo residenza stabile. Il debutto negli USA a Buffalo il 9 gennaio 2009 e sempre negli Stati Uniti ha disputato gli altri 29 incontri. Conquistando il mondiale WBA superwelter e medi. Nel dicembre 2024 ha difeso quest’ultima cintura, costringendo alla resa nel nono round, la leggenda dei pesi welter Danny Garcia (38-4), mai battuto prima del limite. Dopo quel successo avrebbe dovuto affrontare l’imbattuto Janibek Alimkhanuly (17) pro dal 2016, mancino di 33 anni, kazako residente a Oxnard in California, risultato positivo a un test anti-doping VADA e  rimosso dal titolo. Al suo posto è subentrato il venezuelano Johan Gonzalez, che Lara ha nettamente sconfitto ai punti, atterrandolo due volte. La WBA sta delineando i prossimi sfidanti obbligatori, col nome del giovane Yoenli Hernandez, emerso con forza come uno dei probabili candidati per il titolo nel corso del 2026.                                                                                                                                                             

A questo punto mi sembra doveroso far conoscere il percorso storico del pugilato cubano, una disciplina che ha sempre affascinato i giovani dell’isola caraibica. Il primo approccio risale al 1915 con Cuba da pochi anni stato indipendente, sia pure sotto la protezione degli USA, quando all’Havana davanti a 15.000 spettatori, in una giornata torrida (46 gradi), si disputò il mondiale tra Jack Johnson, il primo re dei massimi di colore e il gigantesco bianco Jesse Villard, che sfiorava i due metri, con un’apertura di oltre 2 metri 10 cm. L’ex cow boy del Kansas, vinse per KO alla 26° ripresa, ponendo fine al regno di Johnson che deteneva lo scettro da quasi sette anni. Il primo grande campione cubano fu Eligio Sardinas-Montalbo, conosciuto come Kid Chocolate, genio e sregolatezza. Tra il 1928 e 1938, fu campione del mondo piuma e leggeri jr. Idolo del pubblico parigino, non solo sul ring. Tra le sue eccentricità, portava al guinzaglio un leone sul lungo Senna. Poi ci furono Kid Gavilan, Luis Rodriguez, Benny Kid Paret, Isaac Logart, Doug Vaillant, Sugar Ramos, Jose Legra fino a Napoles per citare solo i migliori. Poi nel 1959 arrivò Fidel Castro, che sembrava il salvatore della Patria, avendo fatto scappare Fulgenzio Batista. In realtà fu solo il passaggio da una dittatura all’altra, rispecchiando quanto sosteneva un grande umorista:

“Il capitalismo è un’iniqua spartizione dei beni, ma il comunismo non è che un equa spartizione di miseria”. La “democrazia” di Castro verteva sul dogma comunista nel senso più repressivo del termine. Castro eliminò tutti i possibili avversari e a livello sportivo chiuse al professionismo, annullando di fatto una ricchezza pugilistica che portava glorie e guadagni. Angelo Dundee, figlio di italiani, nato a Filadelfia nel 1921, considerato uno dei più grandi manager della boxe americana, allenatore di oltre 15 campioni del mondo tra cui Sugar Ray LeonardGeorge Foreman, e José Nápoles. In particolare di Muhammad Ali dal 1960 al 1981, formando il binomio più vincente della storia del pugilato. La International Boxing Hall of Fame nel 1992 lo riconosciuto tra i più grandi non-pugili di ogni tempo. Quando arrivò Castro, Dundee organizzava riunioni professionistiche a Cuba e ricorda: “Inizialmente Castro, appassionato di boxe, era presente alle riunioni con molte guardie del corpo, poi cambiò radicalmente, chiudendo al professionismo con metodi dittatoriali”.  Passando dalla dipendenza americana a quella dell’URSS, diventata lo sponsor ma anche la consigliera privilegiata. Tra l’altro inviò un allenatore russo per far migliorare la tecnica dei cubani. Le lezioni di Andrei Chervorenko fecero salire il livello della squadra caraibica in maniera esponenziale al punto che il Ministero Sovietico dello Sport lo fece rientrare in patria. Ma Cuba aveva in serbo un grande maestro come Alcide Sagarra che organizzò al meglio un vivaio che partiva dalla scuola per arrivare ai vertici. Juan Carlos Gomez, una delle colonne della nazionale cubana, oro ai mondiali jr. nel 1995, nel corso del torneo Chemistry Cup in Germania chiese asilo politico.

Passando pro con la Universum, diventando campione del mondo massimi leggeri e massimi. Nel corso di un’intervista di alcuni anni fa, raccontò la realtà cubana di allora: “La selezione dei pugili avveniva fin da piccoli. E dovevi fare lo sport che decideva la Commissione. Io volevo fare il giocatore di baseball, ma la mia volontà non contò nulla”. Castro fece della boxe una bandiera per dare lustro a Cuba, ma premiava in modo ridicolo i campioni che portavano titoli e gloria. Insistendo di combattere non per i soldi ma per la Patria. Joel Casamayor, oro ai Giochi 1992 a Barcellona, ricevette come premio… una bicicletta. Nel 1995 con la nazionale in Messico in preparazione di Atlanta 1996, abbandonò la squadra con altri pugili rifugiandosi negli USA. Da pro conquistò i mondiali WBA, IBA e WBC tra superpiuma e leggeri. Fidel Castro ammise i fallimenti delle politiche economiche in un discorso del 1970. Nel 1975 l'OAS revocò le sanzioni contro Cuba, con l'approvazione di 16 Paesi membri, compresi gli USA S che tuttavia mantennero le proprie regole. Mentre Castro venne severamente criticato all'indomani del crollo sovietico nel 1991 e il ritiro delle sovvenzioni sovietiche, calcolate da 4 a 6 miliardi di dollari all’anno. Per Cuba ebbe inizio una progressiva recessione economica, dal cibo al carburante. Confermando quanto l’utopia castrista, fosse incapace di realizzare un progetto per l’indipendenza economica dell’Isola.                                                                                                                                                     

Dopo aver dominato ai vertici, dai primi anni ’70 per quasi mezzo secolo, facendo incetta di vittorie ai mondiali e ai Giochi, oggi Cuba sta boccheggiando. Quel vivaio di campioni che sembrava inesauribile è un lontano ricordo. Al Playa Giron 2025, che assegna i titoli cubani, giunto alla 62° edizione, molto pomposamente etichettato “Cuba camino a Los Angeles 2028” disputato a maggio (l’edizione 2026 deve ancora svolgersi) si è avuta la conferma di un ricambio quasi inesistente. Visto che il ‘giovane’ Julio Cesar De La Cruz (37 anni in agosto) si è confermato campione cubano, stavolta nei + 92. Arrivando al record di undici titoli cubani.                                                                                                                                                                

 Lara a sua volta è il campione del mondo pro in attività, più longevo. Professionista dal 4 luglio 2008, campione del mondo WBA medi jr. dal marzo 2014 a giugno 2016, supercampione dal 201. al 2018. L’anno dopo si conferma fino al 31 agosto 2021, quando lascia la cintura e sale nei medi. Dal primo maggio 2021è  il titolare sempre WBA e a marzo 2024 viene promosso supercampione. Al momento è in attesa di conoscere lo sfidante ufficiale. Professionista dal 2008 a 25 anni, in luglio ha varcato le 18 stagioni di attività, campione del mondo dal marzo 2014, iridato da 12 anni. Nessuno come lui.

Giuliano Orlando