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Arriva dove non puoi. La traversata di Creta a piedi
Un territorio che unisce Oriente e Occidente, dove è nato El Greco. Dodici tappe per scoprire la saggezza antica e storica dell’isola. Luca Gianotti– Arriva dove non puoi. La traversata di Creta a piedi - ediciclo-editore – Pag. 146 - Euro 16.00.
di Giuliano Orlando
La Grecia conta oltre 6000 tra isole, isolotti e scogli, ma solo 227 sono abitante. La più grande e popolosa è Creta, 623.000 abitanti con Candia capoluogo. A 95 km. dalla Grecia continentale. Tra quelle del Mediterraneo è la quinta per estensione, dopo la Sicilia, la Sardegna, Cipro e la Corsica. La seconda più meridionale dell’Europa dopo Gozo. Dalla forma stretta e lunga, prevalentemente montuosa, con poca pianura. L’autore Luca Gianotti, instancabile camminatore, ha intrapreso questa traversata con uno spirito diverso dal solito. Non l’attraversamento di un’isola, ma la scoperta di una e cento storie per capire l’anima di un territorio che da oltre mille anni ha avuto padroni spesso crudeli, ma nessuno capace di cambiarne l’anima della sua grecità. Patria di Dominikos Theotokopoulos, arte il grandissimo pittore e scultore El Greco, con lunghi soggiorni in Italia e in Spagna.
L’idea della camminata con l’amico Matteo, nasce studiando a storia dell’isola e leggendo la storia autobiografica di Nikos Kazantzakis, pubblicata postuma, in forma di rapporto col soldato Nikos e il suo rapporto col pittore cinquecentesco. Con questo spirito è partita la camminata, alla ricerca quotidiana delle sue tracce in ogni tappa. Dalla storia del musicista di Nikos Xiluoris, detto “l’arcangelo di Creta”, le cui canzoni fecero breccia nel cuore del popolo contro la dittatura dei colonnelli dal 1973 in avanti. Scopre che nel 1206 il corsaro Enrico Pecatore al soldo della Repubblica genovese prese possesso dell’isola a scapito della Repubblica di Venezia. Poi ci fu l’epoca dei turchi, popolo di invasori a tempo indeterminato, l’Italia di Mussolini dai proclami trionfali a dalla realtà opposta. Ultimi i tedeschi, gli unici mai perdonati dagli isolani. Tutto questo fa parte della stesura rivolta ai lettori. L’altipiano di Lassithi a quota 800 metri, circondato da montagne, nella cui conca convivono villaggi dedicati all’agricoltura e alla pastorizia. In passato per irrigare i campi funzionavano i mulini che sfruttavano l’energia del vento. Poi sono arrivate le pompe elettriche e mulini hanno concluso la loro funzione.
I pochi pastori rimasti se la passano bene perché i contadini li invitano nei loro campi, dopo il raccolto per far pascolare gli armenti che li rasano perfettamente. Dopo Lassithi, si sale lungo una vecchia mulattiera dove si trova una lapide. E’ la tomba di Tsoulis, un turco cattivo. Un Giannizzero ucciso dai locali per le sue atrocità nel 1817. La stele invita i cristiani che passano ad aggiungere una pietra per aumentare la sua dannazione. L’autore fa una controproposta: chi passa tolga una pietra. Un segno di pace e di perdono. Ci sono episodi emblematici, attraverso gli abitanti, spesso stranieri che hanno scelto questo lembo di terra per sfuggire al consumismo delle società ritenute più evolute. Ad Anatoli vanno a visitare Alistair e Suzanne, due scozzesi con i loro dodici asini, alla cui spalle hanno storie di crudeltà gratuite. In questo rifugio vengono curati e coccolati. Chi volesse può saperne di più attraverso il sito internet www.walkwithdonkeys.com. Ci sono i monasteri con le sue regole particolari, monaci gentili e altri burberi. Tantissime chiesette. L’asfalto infame che rovina i piedi, il vento e la pioggia, un platano di 500 anni che li accoglie sotto la sua ombra per una sosta indispensabile.
A Sgourokefali, un villaggio che definiscono sgangherato, trovano un locale gestito da una famiglia che data l’ora tarda avvisano di aver chiuso. Ma l’insistenza del camminatore ha la meglio ed ecco che magicamente esce fuori tutto ciò che era finito: pane, insalate, olive, pomodori, formaggio, patate alla cenere e fritte. Un vino locale color arancio, tutto particolare. Il conto è ridicolo: 7 euro a testa. Escono dal paese che è ormai buio e si mettono a dormire sotto un grande ulivo nei loro sacchi a pelo. Arrivano ad Anogia, famosa per il rapimento del generale tedesco, Heinrich Kreipe, comandante dell’isola. Le forze tedesche intervennero duramente e fu una strage. A Irakleio, oltre al museo archeologico da visitare, si incontrano le capre selvatiche riverite fin dall’antichità minoica. Sul cammino ci sono anche i sentieri labirintici e la filosofia del ”siga-siga”, ovvero saper cogliere l’attimo giusto senza ansie e preoccupazioni. L’ultima tappa al 26° giorno. Si parte da Elafonisi, dove getta in mare il sasso nero che Fabiana la sua compagna, gli aveva consegnato alla partenza. Da una sponda a quella opposta. Lasciando ai posteri la Via Cretese, 480 km. percorribili in meno di un mese. Le foto rappresentano le immagini per fermare il tempo.
Giuliano Orlando
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