Le leggende della Formula 1. Storie di asfalto, curve e accelerazioni

Pubblicato il 7 giugno 2023 alle 22:06
Categoria: Notizie Motori
Autore: Redazione Datasport.it

 Le leggende della Formula 1. Storie di asfalto, curve e accelerazioni


Oltre i sorpassi e i testa-coda, la bella favola nata nel lontano 1950 non conosce tramonto, ma si rinnova scoprendo sempre nuovi campioni - Francesco Domenighini – Le leggende della Formula 1. Storie di asfalto, curve e accelerazioni. Diarkos editore – Pag. 720 – Euro 20.00.

di Giuliano Orlando

Un tomo di oltre settecento pagine dove il ruggito dei motori della F1, irrorano le storie di personaggi talmente straordinari da lasciarti senza fiato. Riga dopo riga in un rincorrersi di nomi e date, di curve e testa-coda, scorre il romanzo della Formula 1. Una leggenda senza fine, nata nel 1950 e resa nobile fin dal primo vincitore “Nino” Farina, che l’autore definisce genio e sregolatezza, raccontando con precisione e i giusti tempi, quello che ha realizzato lungo le piste del mondo, fermandosi prima del previsto, preferendo il richiamo del gentil sesso. Ci sono i trentatré piloti che hanno centrato il fantastico traguardo iridato, ma anche quelli che lo avrebbero meritato e l’hanno solo sfiorato. I ‘caimani’ della specialità come Schumacher e Hamilton, ma spazio anche per il londinese Stirling Moss, che quel titolo lo ha inseguito invano per oltre un decennio e tra i mancati campioni, nessuno come lui gli è andato tanto vicino, con quattro secondi posti e tre terzi, oltre a sedici vittorie nei gran premi. In conclusione del libro, un ricordo appassionato e dolcissimo per Michele Alboreto, il ragazzo di Rozzano periferia Sud di Milano, famiglia modesta e una gavetta infinita per arrivare in quella F1 dei suoi desideri. Ferrari lo stimava e lo amava, lui ha fatto l’impossibile per coronare quel sogno, ma il fato aveva deciso altrimenti. Tra il primo trionfo di Farina e l’ultimo di Super Max Verstappen, ci sono 31 piloti che hanno alzato la Coppa al cielo. Di ognuno è raccontato tutto ciò che serve per capirne la personalità, il carattere e anche l’anima. Il successore di Farina è stato l’argentino Juan Manuel Fangio, un fenomeno dalla longevità incredibile. Tre volte sul podio più alto, genitori abruzzesi, nasce come promessa del calcio, ma una polmonite lo blocca e si orienta sui motori nell’officina di famiglia. Alla F1 ci arriva quando altri chiudono e lo vince per la prima volta a 40 anni (1951), replicando nel 1954 e ’57. Un fenomeno assoluto, idolo argentino con un buon seguito anche in Italia. Ecco gli altri trenta, in un susseguirsi di personaggi diversi l’uno dall’altro, ma identici nella feroce voglia di toccare il cielo di una corsa dove il brivido e come il parmigiano sugli spaghetti. Se manca sono sapidi. I nomi scorrono, da Alberto Ascari uno dei pionieri di questa F1. Il suo talento e il suo coraggio hanno fatto crescere la passione per questo sport, come pochi altri. Nella lunga lista dei vincitori inglesi, il primo fu Mike Hawthorn (1958), sempre elegantissimo con l’immancabile farfallino, una volta smessa la tuta da pilota. A seguire Jack Brabham, australiano di Sydney, ingegnere, costruttore e pilota capace di salire tre volte sulla vetta della specialità. A dodici anni, guida il campion del padre e da quel momento la sua vita è legata alle quattro ruote. Abile ed elegante, arriva addirittura al titolo di "Sir”. Il primo americano a farcela è Phil Hill (1961), nasce a Miami e fin da piccolo le macchine sono il suo pensiero fisso. Vince il titolo alla guida della Ferrari. “Baffo d’oro”, così venne chiamato Graham Hill, altro inglese di Londra, dotato di grande intelligenza tattica, lungo la carriera due centri d’oro (1962, 1968) e il coronamento di essere titolare di una scuderia. Il sogno realizzato fu anche la causa della morte. Il 29 novembre 1975, alla guida del suo aereo privato, si schianta ad Arkley a Nord di Londra. Jim Clark lo scozzese volante (1963, 1965), John Surtees, l’inglese figlio del vento che svettò prima sulle moto e poi in F1 (1964) unico e irripetibile. Arriva dalla Nuova Zelanda, famiglia ricca al profumo del tabacco, il giovane Denny Hulme adora la velocità e dimostra di saperci fare. Percorre la strada delle varie formule e sempre in silenzio arriva alla F1 e nel 1967 fa bingo. Strappargli interviste e impresa impossibile al punto di essere titolare per due stagioni del premio Lemon Prize, dato al peggior comunicatore. Eppure era un uomo generoso e corretto. L’altro scozzese vincente fu Jackie Steward, capace di realizzare un trittico fantastico (1969, ‘71 e ’73). Il tedesco Jochen Rindt non ebbe modo di godere del successo nel 1970, la cui vita ebbe un solo raggio di sole forte ma fugace e beffardo. Orfano a soli due anni, viene mandato dai nonni che vivono a Graz in Austria, dove cresce al meglio sia dell’affetto che a scuola. La sua passione sono le auto da corsa e dimostra talento fin da piccolo. Debutta in F1 e nella stagione 1970 prende il largo e alla vigilia della gara a Monza, ha un vantaggio enorme sulla concorrenza. Nelle prove libere, alla Parabolica dopo aver superato Denny Hulme, perde il controllo della vettura, schiantandosi sul guard rail. Inutili i tempestivi soccorsi. Ha 28 anni e gli viene assegnato il titolo post morten. L’altro argentino vincente è Emerson Fittipaldi, che centra la doppietta (1972- 1974), lo segue l’austriaco Niki Lauda, detto il computer a giusta ragione. Nessuno come lui ha legato la vettura con la sua guida. Tre centri pazzeschi. Fascino eccezionale, il mondo femminile in particolare, questo era James Hunt, una sola volta a bersaglio (1976) ma un decennio in vetrina. Mario Andretti è stato primo americano a farcela nel 1978, origini italiane sempre sbandierate. La morte dell’amico Peterson a Monza lo segna e non poco. Lascia nel 1982. Un altro “orso”, Jody Scheckter, (1979) arrivato dal Sudafrica, origini italiane, diventato il simbolo di un popolo che tentava di uscire dalla solitudine assoluta. Un duro era Alan Jones (1980) australiano di Melbourne. Guascone per eccellenza, Nelson Pinquet, arriva dal Brasile, ha fascino e talento, estroverso all’eccesso vince in pista e conquista cuori a non finire. Tre centri in F1 (1981, 1983 e 1987). Scorrono i nomi come coriandoli colorati, piloti che ricordano imprese infinite come Alan Prost l’uomo del poker magico (1985-1986-1989 e 1992) l’indimenticabile e indimenticato magico Ayrton Senna, Nigel Mansell, Damon Hill. Mika Hakkinen, Fernando Alonso, Sebastian Vettel, Jenson Button e Nico Rosberg. Michael Schumacher e Lewis Hamilton unici a centrare l’ottava meraviglia. Infine Max Verstappen, l’olandese nato in Belgio, il più giovane debuttante in F1 a 17 anni, figlio d’arte e figlio fenomeno, artefice di una scalata alle vette assolute in poche stagioni, con una Red Bull che come i giocatori d’azzardo ha rischiato il tutto per tutto, uscendone trionfatrice grazie ad un giovanotto sfrontato dal talento eccezionale che non ha mai schiacciato il piede sul freno, andando anche oltre. Stando ai risultati, questo pilota sembra destinato a raccogliere l’eredità di Michael e Lewis e la voglia concreta di superarli. Una rassegna unica per l’appassionato della F1, che può godere della storia di uno sport che offre emozioni a non finire e che assicura di non essere certo al capolinea.

Giuliano Orlando