Editoriale: Ranieri si dimette, ha vinto Totti

Pubblicato il 20 febbraio 2011 alle 21:33:53
Categoria: Calciomercato
Autore: Redazione Datasport.it

di Xavier Jacobelli.

Se, all’inizio della stagione, qualcuno avesse pronosticato la Lazio quarta in classifica con 48 punti dopo 26 giornate e la Roma ottava in classifica, con 9 punti in meno rispetto ai biancocelesti, nessuno gli avrebbe creduto. Ma il calcio ama stupire e, ciò che sta accadendo nella capitale lo conferma, sebbene il prezzo da pagare per i giallorossi sia pesantissimo.

Il suicidio con il Genoa, che nelle precedenti 12 gare interne aveva segnato 12 gol e alla Roma ne ha rifilati 4 in 33 minuti; le dimissioni di Ranieri, respinte subito dopo il crac di Marassi e poi accettate questa sera, la fortissima fibrillazione vissuta in queste ore a Trigoria, l’arrivo annunciato di Montella. Sullo sfondo, l’infinita transizione verso i nuovi proprietari del club che, avanti di questo passo, rischiano di non ritrovarsi manco in Europa League. Il tracollo della Roma in campionato e in Champions League non è né casuale né senza ragioni: la frattura fra la squadra e Ranieri si è progressivamente allargata e gli ammutinamenti di Totti, Vucininic, Pizarro, Borriello, tanto per fare nomi, hanno picconato il piedistallo sul quale il tecnico di testaccio era stato issato dopo la formidabile, ultima stagione. Sino a quando i risultati sono arrivati, la situazione sembrava gestibile: ora, assolutamente, non più. Per non parlare delle bombe carta, dei due feriti, dei quattro fermati, della guerriglia e dell’assedio a Trigoria che, in un impeto di inaudita clemenza, Ranieri ha definito “una dimostrazione d’amore”.

La verità è che stasera ha vinto Totti e ha perso Ranieri. Tutt’altra situazione vive la Lazio, piombata in piena zona Champions. E pensare che, a Roma, incredibilmente, sino a due settimane fa nei ranghi biancocelesti c’era chi criticava Reja. Cose da pazzi. Il tecnico goriziano sta firmando il campionato più bello della sua carriera. Un anno fa, quando si era insediato, aveva trovato la squadra in zona retrocessione. In dodici mesi, Reja l’ha riportata ai vertici del campionato, pur non disponendo di una rosa che non è nè quella del Milan nè quella dell’Inter, pur dovendo fare i conti con l’eclissi di Zarate. Hernanes è il simbolo della Lazio che vince, ma, in realtà, è il gioco di squadra a imporsi. Reja vanta la seconda difesa del torneo. E non è un caso.