Boxe per nottambuli: ennesimo autogol Rai

2002-09-28 14:47:29
Pubblicato il 28 settembre 2002 alle 14:47:29
Categoria: Boxe
Autore: Redazione Datasport.it

La decisione di estromettere dalle fasce “protette” gli sport da combattimento (boxe, lotta, judo, karate e taekwondo) dei responsabili ai palinsesti RAI covava da tempo. Non parte dallo sport, ma da alcune trasmissioni televisive in cui sono protagonisti i bambini, usati come cantanti e altre mansioni. Il MOIGE Commissione addetta alla tutela dei minori, ritiene ad esempio che la trasmissione “Ti lascio una canzone” sia diseducativo per i più piccoli. Cosa c’entra questo con la boxe e compagnia. Nulla in effetti. Discorso che può andare bene se non fossimo in RAI, dove i responsabili dei settori sono tutto fuorchè esperti in materia. Per capire la mediocrità dell’azienda che quasi tutti gli italiani tengono in vita pagando una tassa obbligatoria, avendo come riscontro pessimi servizi e impennate d’ingegno come quella appena sfornata, basta un riscontro. La trasmissione dell’anno più seguita dagli italiani è stato l’assemblaggio dei programmi degli ultimi 60 anni, rispolverando Totò e Bramieri, Mina e Nilla Pizzi, Tognazzi e Dapporto padre. Alla faccia dell’innovazione intelligente. Sull’onda di questa protesta gli addetti ai palinsesti hanno ritenuto che relegare gli sport da combattimento nelle ore notturne fosse un segnale forte per far capire che la RAI è contro la violenza in generale. Atto comico, se non fosse tragica l’incompetenza di questi babbei che prendono decisioni talmente cervellotiche da spiazzare i responsabili dei programmi sportivi sulle diverse reti interne a cominciare da Raisport, più vittima che colpevole. Ci sarebbe molto da dire anche su queste trasmissioni, che ripropongono gli eventi degli anni ’60, ’70 e ’80, non avendo i mezzi finanziari per muoversi e seguire sport dal sicuro ascolto, come la boxe. Si debbono accontentare di mettere in onda tre ore di baseball dal feudo della Romagna, perché non costa, come gli assoluti di tamburello femminile. Questa è la RAI e il suo futuro è come la nostra economia.

Dopo il fiasco colossale, la RAI ha tentato di fare marcia indietro, impaurita dalla reazione di tutto lo sport, a cominciare dal presidente del CONI, Gianni Petrucci, solitamente molto prudente nei commenti. Stavolta ha detto chiaro e tondo di essere sbigottito per una decisione tanto cervellotica, chiedendo ai responsabili di cancellare un affronto inaudito allo sport olimpico. Stesso tono del presidente FPI Franco Falcinelli e di tutti i campioni delle discipline discriminate a cominciare da Robero Cammarelle, che ha commentato con garbo ma con grande chiarezza: “Incredibile e assurdo. Sono ben altre le immagini di violenza a cominciare dai film trasmessi nelle fasce protette dalla RAI”. Ancora più esplicito Nino Benvenuti, che in RAI lavora: “Ai miei tempi una cosa simile avrebbe scatenato una rivoluzione”.

Decisione, che nelle ultime ore un comunicato cerca di stemperare parlando di malinteso, confermando lo stato confusionale di questa azienda. Ci pare corretto dubitarne considerato che siamo in un pseudo ministero dove ogni settore è staccato dall’altro e quello che decide la parte burocratica non dialoga con quella operativa sul campo. La dabbenaggine di questa impennata sta nel fatto che a questo punto, la filmografia sul pugilato, che ha offerto capolavori storici, da “Lassù qualcuno mi ama” fino a “Million Dollar Baby” lungo una striscia storica di almeno cinquanta pellicole nelle quali la boxe è protagonista, sarebbe out prima delle 22.30. Dire che RAI1 e RAI 2, un po’ meno su RAI 3, l’unica che ha qualche idee e anche coraggio, siano il condensato è di una pochezza umiliante è la triste realtà. Che la sera vengano snocciolati film su ogni tipo di crimine, dove le immagini sono di tale crudezza da far diventare spettacolo da oratorio la boxe e le altre discipline penalizzate è un complimento, una constatazione quotidiana. Si potrebbe parlare di oscurantismo, situazioni che hanno una loro periodicità. Dalle religioni alla politica, la storia di ripete. Magari fosse così. La verità è molto meno ideologica. La verità è che l’Italia è in mano a incompetenti. Non conosciamo i cervelli che studiano certe scempiaggini, ma sono sicuro che dietro l’apparenza di perbenismo hanno turbe fortissime. Difficile pensare nel loro carnet esperienze di sport, che conoscano a fondo i problemi dei giovani, che sappiano l’effetto terapeutico dello sport di confronto, alle tante iniziative che hanno salvato ragazzi di strada entrando in palestra. Forse guardano altre immagini. Non sappiamo di che genere. Questa è la vera palla al piede dell’Italia, una delle poche nazioni dove lo sport a scuola e ancora una pia illusione, dove siamo al primo posto per i settimanali di gossip e all’ultimo come lettori di giornali e libri. In RAI ci sono giornalisti che vorrebbero ma non possono. Bloccati da bilanci che piangono sempre. Ma aperti per dare risalto al lato B di una consigliera regionale che sfila come modella in bikini, ottenendo quei consensi di cui ha fatto a meno per entrare in Regione Lombardia, dove brilla per le assenze. Senza per questo non ammirare la bellezza femminile. Ma con il buon gusto che ognuno svolga al meglio il proprio compito. Come il buon senso, mancato ai responsabili RAI, aspettando la prossima scelleratezza.