Berlusconi, per il Milan solo fatti

Pubblicato il 20 febbraio 2011 alle 09:07:03
Categoria: Calciomercato
Autore: Redazione Datasport.it

Quando parliamo di Silvio Berlusconi l’unico riferimento è al Milan. Premessa obbligata, con l’aria che tira. Il Berlusconi presidente, padrone, tifoso del Milan che dal suo avvento ha portato a casa 26 trofei che fanno del club rossonero il più titolato al mondo. Berlusconi che plana a Milanello con l’elicottero bianco, che parla di “bel giuoco”, che condiziona gli allenatori, che cerca di imporre Borghi, che non perde un solo minuto quando c’è da stupire a livello mediatico.

Berlusconi, per il Milan solo fatti. Cassaforte aperta, grandi assi, ambizioni vere. Nessuna parola al vento, malgrado qualche investimento inferiore alle attese dal 1994, ovvero da quando ha avuto altri pensieri per la testa. Gli stessi pensieri che hanno spaccato gli umori e i giudizi degli italiani. Ma quella è un’altra storia che, in simile contesto, interessa poco.

Venticinque anni e tanti personaggi fantastici. Tre allenatori su tutti. Fabio Capello che ha vinto di tutto e di più, scudetto e  Coppa Campioni nel ’94 per una mitica doppietta, un’invenzione di don Silvio: da commentatore alla panchina. Un’intuizione, come fu un’intuizione Arrighetto Sacchi, scovato nel Parma in serie B, il Parma di Signorini. E poi scaraventato al Milan per un nuovo verbo che fece capolino, il verbo di Arrighetto che prevedeva il fuorigioco spietato (ricordate quante volte alzò la mano, quella sera, Franco Baresi al Bernabeu?) e comando del “giuoco”. Senza dimenticare Carletto, al secolo Ancelotti, che al Milan assaporò il gusto pieno della vittoria dopo troppe amarezze. Allegri nuovo Capello? Presto per dirlo, ma gli indizi ci sono.

E quanti campioni sono arrivati in casa Milan dopo quella famosa svolta datata 20 febbraio 1986? Donadoni fu il primo: la Juve lo aveva in pugno, Silvio gli diede le chiavi per accendere le luci di San Siro. Ma in cima alla mia lista resta Marco Van Basten, Unico come recita una striscione che ogni tanto fa capolino, costretto a ritirarsi a neanche 30 anni per grossi guai alla cartilagine. Il Cigno tra i Cigni, un tris completato magnificamente da Gullit e Rijkaard, il Milan più bello e potente, più fantasioso e cinico. Senza dimenticare Kakà, quello vero, e il primo Shevchenko, un computer pazzesco. Tutte svolte nella svolta del cuore: con Berlusconi al timone, il Milan ha sempre avuto un rifornimento di assi, senza soluzione di continuità.

Oggi a Verona, casa Chievo, i ragazzi di Allegri indosseranno la maglia bianca – quella di molti trionfi – con un logo che sintetizza il venticinquennale firmato Silvio. Fatti e non parole, non c’è opposizione (calcistica) che tenga.