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Venerdì, 13 Gennaio 2017 - 08:00

Fabrizio Cesana: "Coppa d'Africa 2017, ecco le mie tre favorite"

Fabrizio Cesana - Foto Facebook

Il tecnico a Datasport: "Repubblica Democratica del Congo, Gabon e Senegal possono arrivare in fondo. E sul calcio italiano dico che..."



Fabrizio Cesana lavora ormai da anni alle dipendenze del ministero dello Sport del Congo per quello che concerne le Nazionali Under 17 e Under 20. Al tecnico brianzolo, che vanta anche una lunga esperienza in Italia sulle panchine di Serie D, abbiamo chiesto di un aiuto per conoscere un po' meglio la Coppa d’Africa 2017 che scatta sabato in Gabon.

Mister Cesana, che torneo dobbiamo aspettarci?
“Secondo me il livello tecnico di questa Coppa d’Africa sarà altissimo perché penso ci siano squadre molto attrezzate che hanno già fatto molto bene in altre competizioni”.

A suo avviso quali sono le favorite per la vittoria finale?
“Innanzitutto la Repubblica Democratica del Congo: mi sbilancio e dico che sicuramente arriverà fino in fondo. Poi non bisogna sottovalutare il Gabon che ha il vantaggio non trascurabile di giocare in casa. E infine anche il Senegal lo vedo molto competitivo”.

Nella sua rosa di nomi manca l’Egitto…
“A livello di individualità l’Egitto ha diversi ottimi giocatori a partire da Salah. Ma dal punto di vista del collettivo non mi impressiona. Piuttosto c’è un’altra squadra che, facendo leva sul gruppo, potrebbe fare molto bene ed è l’Algeria”.

Qual è lo stato di salute in generale del calcio africano?
“E’ un movimento che sta crescendo tantissimo anche perché ci sono tanti calciatori che giocano in Europa e questo alza il livello qualitativo. E poi il contributo degli allenatori stranieri che vanno a lavorare in Africa è prezioso: portano esperienza e nuovi metodi di lavoro. Gli allenatori italiani, in particolare, hanno il merito di sapere comunicare e trasmettere nel modo migliore le loro conoscenze".

Spesso si sente dire che i giocatori africani abbiano da imparare ancora molto a livello tattico. E’ un luogo comune o è la verità?
“Diciamo che giocano molto con l’istinto e a volte l’aspetto tattico viene trascurato. Ma ci sono ormai tante scuole - penso al Camerun, al Congo e al Ghana - che stanno concentrando i loro sforzi proprio su questo. Sono convinto che sarà una Coppa d’Africa di qualità e che vedremo qualcosa di nuovo anche a livello tattico”.

Eppure gli ultimi Mondiali in Brasile non sono stati particolarmente felici per il calcio africano…
“Il motivo è presto detto. Prendete la Costa d’Avorio: cinque-sei anni fa era una super squadra, ora sembra sparita. La realtà è che le Nazionali stanno iniziando a lavorare sui centri giovanili e per vedere i primi risultati ci vorranno almeno un paio di anni. Secondo me nelle prossime due edizioni dei Mondiali una squadra africana arriverà molto lontano”.

Anche in Italia sembra soffiare un vento nuovo per i giovani.
“La strada giusta è investire nei settori giovanili e qualcosa di buono già si inizia a vedere. Purtroppo non abbiamo più i Pirlo e i Baggio, ma in ogni caso il calcio italiano è conosciuto e apprezzato anche se attraversa un momento di difficoltà. Varrebbe la pena di sforzarsi per promuoverlo in giro per il mondo”.

Nella valorizzazione dei giovani - italiani e non - l’Atalanta ancora una volta si sta mostrando all’avanguardia. A cominciare da Kessié…
“Franck è un esempio importantissimo del grande coraggio che la società ha avuto nell’investire su di lui. L’Atalanta secondo me è il simbolo del calcio italiano che sta rinascendo: erano un po' di anni che non vedevo giovani così bravi e apprezzati da tutti. Penso che dovremo pazientare ancora un po' e poi avremo soddisfazioni anche a livello di risultati”.

Anche una grande come il Milan, vuoi anche per motivi economici, sta dando grande spazio e fiducia a giocatori giovani e italiani.
“Sì, è questo è un grandissimo merito della società rossonera. Locatelli ormai è in pianta stabile in prima squadra, Donnarumma è un valore inestimabile per la società  e per il calcio italiano. Bisognerebbe dare una medaglia d’oro ad allenatori come Mihajlovic che hanno il coraggio di far giocare un portiere ragazzino nel Milan. In questo la Figc è stata lungimirante: dare la direttiva alle società di valorizzare i vivai è stata una mossa giusta”.

Insomma, magari tra non molto potemmo assistere a una finale di un Mondiale tra l’Italia e una Nazionale africana…

“Non lo so, ma dico che certamente noi italiani vogliamo vincere ancora qualcosa di importante e abbiamo i giocatori giusti per pensare a grossi risultati a medio-lungo termine. Bisogna solo gestirli nel modo giusto”.

Simone Pace
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